- L'AHK-Cu è un tripeptide sintetico di rame (alanil-istidil-lisina) strutturalmente quasi identico al GHK-Cu: cambia un solo amminoacido in posizione 1, la glicina sostituita dall'alanina.
- Il sito di coordinazione del rame resta lo stesso (ammina N-terminale, azoto ammidico del primo legame peptidico, imidazolo dell'istidina), quindi la chimica di trasporto del rame è molto simile a quella del GHK-Cu.
- I dati più citati sull'AHK-Cu provengono da uno studio in vitro su follicoli piliferi umani e cellule della papilla dermica, non da studi clinici randomizzati sull'uomo.
- A differenza del GHK, il peptide AHK non è documentato come frammento endogeno rilasciato dal collagene: è un analogo progettato in laboratorio.
- La letteratura sull'AHK-Cu è molto più sottile di quella sul GHK-Cu, sia per numero di pubblicazioni sia per profondità meccanicistica.
- Nessun dosaggio viene indicato in questa guida: l'AHK-Cu non è un farmaco approvato e il suo uso al di fuori della cosmetica topica non ha validazione clinica.
- Questo contenuto ha finalità esclusivamente educative e non sostituisce il parere di un professionista sanitario.
Che cos'è l'AHK-Cu e da dove arriva?
L'AHK-Cu è un complesso formato da un tripeptide, l'alanil-L-istidil-L-lisina (Ala-His-Lys, abbreviato AHK), e da uno ione rame(II). Appartiene alla famiglia dei cosiddetti peptidi di rame, una piccola classe di molecole capaci di legare in modo reversibile il rame e di veicolarlo verso le cellule. Il capostipite di questa famiglia è il GHK-Cu, descritto per la prima volta nel 1973 da Loren Pickart, mentre l'AHK-Cu ne rappresenta un analogo ravvicinato, molto meno studiato ma frequentemente citato nella letteratura cosmetica dedicata al cuoio capelluto.
La differenza fra i due peptidi è minima sulla carta: la glicina in posizione 1 del GHK è sostituita da un'alanina nell'AHK. Si tratta dell'aggiunta di un singolo gruppo metile sulla catena laterale del primo residuo. Questa modifica apparentemente banale è però ciò che definisce l'intera identità dell'AHK-Cu, perché ne cambia leggermente l'ingombro sterico, la lipofilia e, secondo i dati disponibili, il profilo di attività sulle cellule del follicolo pilifero.
Un punto spesso trascurato nelle presentazioni commerciali riguarda l'origine biologica delle due molecole. Il tripeptide GHK corrisponde a una sequenza realmente presente nella catena alfa-2 del collagene di tipo I e viene liberato nei tessuti durante i processi di rimodellamento della matrice extracellulare. È quindi un peptide endogeno. L'AHK, al contrario, non è documentato come frammento fisiologicamente rilasciato: va considerato un analogo di sintesi, progettato in laboratorio a partire dal modello del GHK. Questa distinzione conta, perché gran parte del razionale biologico del GHK-Cu poggia proprio sulla sua presenza naturale nel plasma e nei tessuti, un argomento che non è trasferibile automaticamente all'AHK-Cu.
Sul piano pratico, l'AHK-Cu si trova quasi esclusivamente in formulazioni topiche: sieri per il cuoio capelluto, lozioni anticaduta cosmetiche e alcune creme viso. È molto meno diffuso del GHK-Cu, meno standardizzato nelle denominazioni di etichetta e raramente presente come materia prima isolata al di fuori del circuito della ricerca. Chi si avvicina a questo peptide per la prima volta dovrebbe partire da una premessa onesta: l'AHK-Cu è una molecola interessante sul piano chimico, ma il suo dossier scientifico è ancora largamente incompleto rispetto a quello del cugino più noto.
Qual è la struttura chimica dell'AHK-Cu?
Il peptide libero AHK ha formula bruta C₁₅H₂₆N₆O₄ e un peso molecolare di circa 354,40 g/mol. Quando lega uno ione rame(II) in rapporto 1:1, il complesso perde due protoni e assume la formula C₁₅H₂₄CuN₆O₄, con un peso molecolare teorico intorno a 415,94 g/mol. I valori riportati dai fornitori possono variare leggermente perché molte materie prime vengono commercializzate sotto forma di sale (cloruro o acetato) oppure con un contenuto di acqua di cristallizzazione non trascurabile. È una fonte classica di confusione quando si confrontano schede tecniche di produttori diversi.
La geometria di coordinazione del rame merita attenzione, perché è la chiave del funzionamento di tutta questa classe di molecole. Nel GHK-Cu, lo ione rame è trattenuto da tre punti di ancoraggio: l'azoto dell'ammina N-terminale, l'azoto ammidico deprotonato del primo legame peptidico e l'azoto dell'anello imidazolico dell'istidina in posizione 2. La lisina C-terminale, con la sua catena laterale carica positivamente, contribuisce invece alla solubilità e alle interazioni elettrostatiche con le superfici cellulari e con la matrice extracellulare.
Nell'AHK-Cu questi tre punti di ancoraggio restano identici. La sostituzione riguarda soltanto la catena laterale del primo residuo, che non partecipa direttamente alla sfera di coordinazione. Ne consegue una previsione ragionevole: la capacità di legare e cedere rame dovrebbe essere sostanzialmente sovrapponibile fra i due peptidi, con differenze di affinità modeste e imputabili a effetti sterici ed elettronici di secondo ordine. Questa è una deduzione chimica solida, non una dimostrazione sperimentale diretta, e come tale va presentata.
Un'altra proprietà condivisa è il comportamento in soluzione. I complessi peptide-rame di questo tipo mostrano una colorazione blu intensa, dovuta alle transizioni d-d dello ione rame coordinato, e una stabilità fortemente dipendente dal pH. In ambiente acido il complesso tende a dissociarsi, liberando rame ionico; a pH fisiologico o leggermente superiore la forma complessata è favorita. Questo aspetto ha conseguenze formulative concrete: un siero troppo acido, o contenente agenti chelanti come l'EDTA in concentrazione elevata, può compromettere l'integrità del complesso prima ancora che raggiunga la pelle.
Infine, come tutti i peptidi corti non modificati, l'AHK è vulnerabile alle peptidasi cutanee e plasmatiche. La sua emivita biologica è verosimilmente breve, nell'ordine dei minuti in ambiente proteolitico, il che spiega perché le applicazioni descritte siano quasi sempre topiche e ripetute nel tempo.
Come agisce l'AHK-Cu a livello cellulare?
Il meccanismo attribuito all'AHK-Cu si articola su due livelli distinti che è utile tenere separati: la consegna del rame e l'eventuale attività propria del tripeptide. Il rame è un cofattore indispensabile per numerosi enzimi coinvolti nella biologia della matrice extracellulare, tra cui la lisil ossidasi, che catalizza la formazione dei legami crociati fra le fibre di collagene ed elastina, e la superossido dismutasi rame-zinco, coinvolta nella difesa antiossidante. Un veicolo peptidico capace di rendere il rame biodisponibile senza la tossicità dello ione libero è quindi biologicamente sensato.
Il secondo livello, quello dell'attività intrinseca della sequenza peptidica, è molto meno documentato per l'AHK. Nel caso del GHK-Cu esiste un corpus consistente di studi che descrivono la modulazione dell'espressione genica, la stimolazione della sintesi di collagene nei fibroblasti e l'influenza sulle metalloproteinasi della matrice e sui loro inibitori tissutali. Per l'AHK-Cu, dati equivalenti su scala genomica non sono disponibili nella letteratura peer-reviewed. Estendere automaticamente le conclusioni del GHK-Cu all'AHK-Cu è una scorciatoia logica frequente nel marketing, ma scientificamente non giustificata.
Ciò che è stato effettivamente osservato in vitro riguarda soprattutto la proliferazione cellulare e la sopravvivenza cellulare. Su colture di cellule della papilla dermica, l'AHK-Cu è stato descritto come capace di aumentare la proliferazione e di ridurre i marcatori apoptotici, con un incremento concomitante dell'espressione del fattore di crescita dell'endotelio vascolare (VEGF). Questi endpoint sono coerenti con un effetto pro-trofico locale, ma vanno letti per quello che sono: risposte di cellule isolate in piastra, in un ambiente privo di circolazione, di sistema immunitario e di regolazione ormonale.
Va inoltre considerato un punto metodologico spesso ignorato. In molti esperimenti su peptidi di rame è difficile distinguere l'effetto del complesso dall'effetto del rame rilasciato. Studi che confrontano il peptide libero, il sale di rame da solo e il complesso completo sono l'unico modo rigoroso per attribuire l'attività alla molecola intera. Per l'AHK-Cu questi controlli non sono sistematicamente presenti nella letteratura disponibile, il che lascia aperta la possibilità che una quota rilevante dell'effetto osservato sia semplicemente attribuibile alla disponibilità di rame.
In sintesi, il meccanismo dell'AHK-Cu è plausibile ma poco caratterizzato. Chi desidera approfondire la logica generale di questa classe di molecole può partire dal nostro approfondimento sui peptidi in cosmetica.
Perché si parla di angiogenesi con i peptidi di rame?
L'associazione fra rame e angiogenesi, ossia la formazione di nuovi vasi sanguigni a partire da vasi preesistenti, è documentata da decenni e precede ampiamente l'interesse cosmetico per l'AHK-Cu. Studi su cellule endoteliali umane hanno mostrato che il rame, a concentrazioni controllate, stimola la proliferazione endoteliale e la migrazione cellulare, due tappe fondamentali della formazione di nuovi capillari. Il rame è inoltre coinvolto nella regolazione dell'espressione del VEGF, il principale mediatore proangiogenico.
Il collegamento con i peptidi è arrivato quando si è osservato che complessi peptide-rame possono modulare queste risposte in modo più fine rispetto ai sali di rame. In modelli di guarigione delle ferite, l'apporto di rame è stato correlato a un aumento dell'espressione di VEGF e a una riparazione tissutale più rapida. Questi risultati riguardano principalmente il rame come elemento e modelli sperimentali di lesione cutanea, non specificamente l'AHK-Cu.
L'interesse per l'angiogenesi nel contesto dell'AHK-Cu nasce dal fatto che il follicolo pilifero è una struttura intensamente vascolarizzata. La papilla dermica è circondata da una rete capillare che si espande durante la fase anagen, quando il capello cresce attivamente, e regredisce nelle fasi successive. L'ipotesi di lavoro, ragionevole ma non dimostrata clinicamente, è che favorire la perfusione peri-follicolare possa sostenere la fase di crescita.
È però necessaria una nota di equilibrio. L'angiogenesi non è un processo intrinsecamente desiderabile in ogni contesto: è un meccanismo finemente regolato, centrale anche nella fisiopatologia tumorale e in alcune malattie oculari e infiammatorie. Per questo motivo, qualsiasi molecola con potenziale proangiogenico merita cautela e valutazione medica, in particolare nei soggetti con anamnesi oncologica. Nessuno studio ha stabilito che l'applicazione topica cosmetica di AHK-Cu produca effetti angiogenici sistemici, ma l'assenza di dati non equivale a una dimostrazione di innocuità.
In definitiva, l'angiogenesi rappresenta il razionale meccanicistico più citato per l'AHK-Cu, ma resta un razionale indiretto, costruito soprattutto sulla biologia del rame e su osservazioni in vitro. Non è stato validato da studi clinici controllati specifici su questo peptide.
Che cosa dice la ricerca su AHK-Cu e follicolo pilifero?
Il dato sperimentale più citato sull'AHK-Cu proviene da uno studio pubblicato nel 2007 su Archives of Pharmacal Research, condotto su follicoli piliferi umani espiantati e mantenuti in coltura d'organo. In questo modello, l'esposizione al complesso tripeptide-rame è stata associata a un allungamento maggiore del fusto rispetto al controllo, a un prolungamento della fase anagen e a una riduzione dei segni istologici di ingresso precoce in catagen.
Lo stesso lavoro ha esaminato le cellule della papilla dermica, popolazione mesenchimale che governa il ciclo del capello. Sono stati riportati un aumento della proliferazione, una riduzione dell'apoptosi indotta sperimentalmente e un incremento dell'espressione di VEGF. Il quadro complessivo suggerisce un effetto trofico sul compartimento induttore del follicolo, coerente con il razionale angiogenico descritto in precedenza.
Questi risultati sono interessanti, ma vanno inquadrati con precisione. La coltura d'organo di follicolo umano è un modello valido e relativamente predittivo, tuttavia presenta limiti strutturali: i follicoli sopravvivono solo per un tempo limitato, sono privi di apporto vascolare reale, di innervazione e dell'ambiente immunitario del cuoio capelluto. Un effetto positivo in questo sistema indica un potenziale biologico, non un'efficacia clinica.
Il punto critico è che, a oggi, non esistono studi clinici randomizzati e controllati con placebo pubblicati che dimostrino un beneficio dell'AHK-Cu sulla densità capillare, sul diametro del fusto o sul conteggio dei capelli nell'uomo. Le testimonianze disponibili provengono da valutazioni di prodotti cosmetici finiti, generalmente multi-ingrediente, in cui l'AHK-Cu coesiste con altri attivi. In tali condizioni è impossibile attribuire il risultato a una singola molecola.
Per un confronto con il peptide di rame più documentato in questo ambito, può essere utile consultare il nostro approfondimento su GHK-Cu e crescita dei capelli e la panoramica generale sui peptidi per i capelli. Va ricordato che nemmeno il GHK-Cu dispone di un livello di evidenza paragonabile a quello dei trattamenti approvati per l'alopecia androgenetica, come il minoxidil topico o la finasteride orale. Qualunque valutazione di una caduta di capelli persistente dovrebbe iniziare da una diagnosi dermatologica, non dalla scelta di un ingrediente.
AHK-Cu o GHK-Cu: quali sono le differenze reali?
Il confronto fra i due peptidi è la domanda più frequente e merita una risposta onesta, priva delle semplificazioni tipiche del marketing. La tabella seguente riassume gli elementi verificabili.
| Criterio | AHK-Cu | GHK-Cu |
|---|---|---|
| Sequenza | Ala-His-Lys | Gly-His-Lys |
| Peso molecolare del complesso | circa 415,94 g/mol | circa 403,92 g/mol |
| Origine | Analogo di sintesi | Frammento endogeno del collagene di tipo I |
| Anno di descrizione iniziale | Studi principali dagli anni 2000 | 1973 |
| Volume della letteratura | Molto limitato | Ampio, con oltre 60 geni descritti come modulati |
| Focus della ricerca | Follicolo pilifero, papilla dermica, VEGF | Collagene, rimodellamento della matrice, guarigione, espressione genica |
| Studi sull'uomo | Assenti come molecola isolata | Presenti, soprattutto cosmetici e su cicatrizzazione |
| Diffusione commerciale | Di nicchia | Molto diffusa |
La prima conclusione è che i due peptidi sono chimicamente quasi gemelli. Condividono il motivo di legame del rame e la lisina C-terminale, quindi ci si attende un comportamento simile in termini di trasporto del metallo. Le differenze, se esistono, riguardano probabilmente le interazioni con recettori o con proteine della matrice, dove anche un singolo metile può modificare l'affinità.
La seconda conclusione è che il divario di evidenze è molto più ampio del divario strutturale. Il GHK-Cu dispone di decenni di pubblicazioni, di studi di espressione genica e di alcuni dati sull'uomo; l'AHK-Cu poggia essenzialmente su un nucleo ristretto di lavori in vitro. Questa asimmetria è l'elemento decisivo per chiunque debba scegliere fra i due.
Esiste poi un argomento commerciale ricorrente secondo cui l'AHK-Cu sarebbe specificamente destinato ai capelli e il GHK-Cu alla pelle. Si tratta di una semplificazione. Il GHK-Cu è stato studiato anche in contesti di crescita pilifera, e nulla nella struttura dell'AHK-Cu ne limita l'azione al follicolo. La distinzione riflette la storia delle ricerche pubblicate, non una differenza di selettività dimostrata.
Per la scelta pratica, un criterio ragionevole è il seguente: chi privilegia la solidità documentale si orienterà verso il GHK-Cu; chi desidera esplorare un analogo con dati preliminari specifici sul follicolo può considerare l'AHK-Cu, con la consapevolezza di muoversi in un'area meno mappata.
Qual è lo stato reale della letteratura scientifica sull'AHK-Cu?
Una guida utile deve dire chiaramente dove finisce la scienza e dove inizia l'estrapolazione. Nel caso dell'AHK-Cu, la mappa delle evidenze è la seguente.
| Livello di evidenza | Disponibilità per l'AHK-Cu |
|---|---|
| Caratterizzazione chimica e strutturale | Disponibile e affidabile |
| Studi in vitro su cellule e colture d'organo | Disponibili, ma pochi e da gruppi limitati |
| Studi su modelli animali | Molto scarsi, non replicati su larga scala |
| Studi clinici sull'uomo, molecola isolata | Assenti nella letteratura peer-reviewed |
| Studi clinici su prodotti finiti contenenti AHK-Cu | Rari, multi-ingrediente, non conclusivi |
| Dati di farmacocinetica sull'uomo | Assenti |
| Dati di sicurezza a lungo termine | Assenti |
Questa distribuzione è tipica di un ingrediente che vive nella zona di confine fra cosmetica e ricerca preclinica. La caratterizzazione chimica è solida perché si tratta di una molecola semplice e facile da sintetizzare. Gli studi biologici esistono ma sono concentrati su pochi endpoint e su pochi laboratori, il che significa che la replicazione indipendente, criterio essenziale in scienza, è largamente insufficiente.
Una parte consistente di ciò che si legge online sull'AHK-Cu è in realtà il risultato di un trasferimento di conclusioni dal GHK-Cu. Affermazioni come l'aumento della sintesi di collagene, la regolazione di decine di geni o l'accelerazione dell'epitelizzazione derivano dalla letteratura sul GHK-Cu, dove sono state documentate, e vengono poi riattribuite all'AHK-Cu per analogia strutturale. L'analogia è chimicamente ragionevole, ma non costituisce un'evidenza.
Va inoltre segnalato un fenomeno di contesto: l'interesse per i peptidi di rame è cresciuto rapidamente, con un aumento delle ricerche online sul GHK-Cu superiore al 1 000 per cento su base annua nel biennio 2025-2026. Questa crescita di attenzione ha trainato anche molecole periferiche come l'AHK-Cu, generando un volume di contenuti commerciali largamente sproporzionato rispetto alla base scientifica disponibile.
La lettura corretta, quindi, non è che l'AHK-Cu sia privo di interesse. È che si trova a uno stadio esplorativo: una molecola con un razionale biologico coerente e alcuni segnali preliminari incoraggianti, in attesa di studi controllati che ne definiscano efficacia reale, cinetica e sicurezza.
Come viene impiegato l'AHK-Cu nelle formulazioni cosmetiche?
Nella pratica formulativa, l'AHK-Cu compare quasi esclusivamente in prodotti topici: sieri per il cuoio capelluto, lozioni leave-in, tonici post-shampoo e, più raramente, sieri viso. La forma topica è coerente con le caratteristiche della molecola, che è idrofila, carica positivamente e rapidamente degradata dalle peptidasi.
Le concentrazioni impiegate nei cosmetici sono generalmente basse, nell'ordine di frazioni di punto percentuale, ma i produttori raramente le dichiarano. Un'etichetta che riporta il peptide in fondo alla lista INCI, dopo i conservanti, indica una concentrazione inferiore all'1 per cento. È bene sapere che la nomenclatura INCI dei peptidi di rame non è sempre univoca: denominazioni generiche come "copper tripeptide" non permettono di distinguere con certezza l'AHK-Cu dal GHK-Cu, e in caso di dubbio conviene chiedere la scheda tecnica al produttore.
Sul piano della stabilità, tre fattori meritano attenzione. Il pH deve restare vicino alla neutralità, perché un ambiente troppo acido favorisce la dissociazione del complesso. La presenza di agenti chelanti forti può sottrarre il rame al peptide. Infine, l'associazione con antiossidanti riducenti come la vitamina C in forma di acido ascorbico è problematica, poiché il rame catalizza l'ossidazione dell'ascorbato e la coppia può generare specie reattive dell'ossigeno. Per questa ragione, i peptidi di rame e la vitamina C pura vengono normalmente separati nella routine, applicandoli in momenti diversi della giornata.
Anche l'associazione con esfolianti acidi, come gli alfa-idrossiacidi, tende a essere sconsigliata nella stessa applicazione, non perché sia pericolosa, ma perché il pH basso compromette l'integrità del complesso. Gli abbinamenti generalmente considerati compatibili includono niacinamide, pantenolo, umettanti e agenti lenitivi.
Per quanto riguarda gli usi non topici, è opportuno essere espliciti. Alcuni fornitori distribuiscono peptidi di rame come materiali "per sola ricerca", destinati alla ricostituzione in laboratorio. In questo contesto esistono strumenti come il calcolatore di ricostituzione, utile per la manipolazione tecnica dei liofilizzati, ma il suo utilizzo non implica alcuna raccomandazione d'uso sull'uomo. Questa guida non fornisce dosaggi, protocolli o vie di somministrazione per l'AHK-Cu, perché non esistono dati clinici che ne giustifichino la definizione.
Quali sono i limiti, i rischi e lo stato regolatorio dell'AHK-Cu?
Il primo elemento da chiarire è lo stato regolatorio. L'AHK-Cu non è approvato né dalla FDA né dall'EMA come farmaco per alcuna indicazione. Nell'Unione Europea può essere impiegato come ingrediente cosmetico all'interno di prodotti conformi al Regolamento 1223/2009, il che comporta una valutazione di sicurezza del prodotto finito ma non una dimostrazione di efficacia terapeutica. Al di fuori della cosmetica, è distribuito come materiale da ricerca non destinato all'uso umano. La legislazione varia sensibilmente da un paese all'altro ed è responsabilità di chi acquista verificarla.
Il secondo elemento riguarda il rame come elemento traccia. Il rame è essenziale, ma la finestra fra fabbisogno fisiologico e tossicità non è illimitata. Un accumulo eccessivo è associato a stress ossidativo e, in condizioni patologiche come la malattia di Wilson, a danno epatico e neurologico. L'applicazione topica cosmetica comporta un assorbimento sistemico presumibilmente trascurabile, ma le persone con disturbi del metabolismo del rame dovrebbero evitare questi prodotti e parlarne con il proprio medico.
Fra le reazioni locali riportate per i peptidi di rame in generale figurano eritema, prurito, sensazione di bruciore e dermatite da contatto, quest'ultima più frequente nei soggetti con sensibilizzazione nota ai metalli. Una prova preliminare su una piccola area cutanea prima dell'uso esteso è una precauzione ragionevole. Le colorazioni temporanee bluastre della cute o dei capelli chiari sono un effetto cosmetico noto legato al cromoforo del rame.
Il terzo elemento è l'assenza di dati in popolazioni specifiche. Non esistono studi sull'uso dell'AHK-Cu in gravidanza, durante l'allattamento, in età pediatrica o in soggetti con patologie oncologiche attive. In questi contesti l'astensione è la posizione prudente. Il potenziale proangiogenico teorico discusso in precedenza rende questa cautela particolarmente appropriata per le persone con anamnesi oncologica.
Infine, un limite di ordine pratico: la qualità dei prodotti. Nel mercato dei peptidi da ricerca, purezza, identità e contenuto effettivo sono variabili. Un certificato di analisi indipendente, con HPLC e spettrometria di massa, è il minimo requisito documentale per qualsiasi materia prima.
Avvertenza medica: questo articolo ha finalità esclusivamente educative e informative. Non costituisce un parere medico, non incoraggia l'uso dell'AHK-Cu al di fuori dei prodotti cosmetici conformi alla normativa e non fornisce alcuna indicazione posologica. Consultare un medico o un dermatologo prima di intraprendere qualsiasi approccio relativo alla caduta dei capelli o all'invecchiamento cutaneo. Si veda anche la nostra informativa medica.
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Domande frequenti sull'AHK-Cu
Che differenza c'è tra AHK-Cu e GHK-Cu?
L'AHK-Cu fa ricrescere i capelli?
Qual è il peso molecolare esatto dell'AHK-Cu?
L'AHK-Cu è un peptide naturalmente presente nel corpo umano?
Quale dosaggio di AHK-Cu è consigliato?
Si può usare l'AHK-Cu insieme alla vitamina C?
L'AHK-Cu ha effetti sul collagene come il GHK-Cu?
Quali effetti indesiderati sono stati riportati con i peptidi di rame topici?
L'AHK-Cu è legale e approvato dalle autorità sanitarie?
Fonti scientifiche
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- Maquart FX, Pickart L, Laurent M, Gillery P, Monboisse JC, Borel JP (1988). Stimulation of collagen synthesis in fibroblast cultures by the tripeptide-copper complex glycyl-L-histidyl-L-lysine-Cu2+. FEBS Letters.
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