Punti Chiave
  • I peptidi immunomodulatori come BPC-157, KPV, Timosina Alfa-1 e LL-37 agiscono su bersagli molecolari diversi ma convergono nel modulare le vie infiammatorie (NF-κB, citochine, macrofagi).
  • La maggior parte delle evidenze proviene da modelli animali e studi in vitro; le sperimentazioni cliniche di alta qualità sull'uso anti-infiammatorio nell'uomo restano scarse o assenti per la maggior parte di questi composti.
  • La Timosina Alfa-1 è l'unico peptide di questo gruppo con un uso farmaceutico approvato in diversi Paesi (come Zadaxin), sebbene non per le comuni patologie autoimmuni occidentali.
  • Il KPV, tripeptide derivato dall'α-MSH, ha mostrato un potenziale specifico nelle malattie infiammatorie intestinali nei modelli preclinici, riducendo l'infiammazione a livello del colon.
  • LL-37 ha un ruolo ambivalente: è antimicrobico e potenzialmente riparatore, ma è anche implicato nella patogenesi di lupus e psoriasi, il che ne limita l'uso terapeutico diretto.
  • Nessuno di questi peptidi sostituisce le terapie mediche convenzionali; l'automedicazione è sconsigliata e potenzialmente pericolosa.

Perché i peptidi suscitano interesse nella gestione dell'infiammazione?

L'infiammazione cronica è oggi riconosciuta come un denominatore comune di numerose patologie, dalle malattie autoimmuni come l'artrite reumatoide alle condizioni degenerative e metaboliche. In questo contesto, i peptidi immunomodulatori hanno attirato una crescente attenzione nella comunità della ricerca, perché offrono la promessa di un'azione più mirata e selettiva rispetto ai farmaci a piccola molecola tradizionali.

I peptidi sono catene corte di amminoacidi, generalmente composte da 2 a 50 residui, che il corpo umano utilizza naturalmente come molecole di segnalazione. Se desiderate un ripasso dei concetti di base, la nostra guida su cosa sono i peptidi fornisce un fondamento utile. La loro elevata specificità di bersaglio significa, almeno in teoria, un potenziale di effetti fuori bersaglio più contenuto — un vantaggio spesso citato dalle agenzie regolatorie riguardo alla classe peptidica.

Questo articolo esamina in modo critico quattro peptidi frequentemente discussi in relazione all'infiammazione e all'autoimmunità: il BPC-157, il KPV, la Timosina Alfa-1 e la LL-37. Per ciascuno esamineremo i meccanismi d'azione proposti, le applicazioni potenziali, i dosaggi utilizzati nella ricerca e, soprattutto, la solidità delle evidenze disponibili.

È importante stabilire fin dall'inizio un quadro realistico. Gran parte dell'entusiasmo che circonda questi composti si basa su studi preclinici — condotti su colture cellulari o modelli animali — che non sempre si traducono in benefici clinici nell'uomo. Adotteremo quindi un approccio basato sulle evidenze, distinguendo con chiarezza tra ciò che è dimostrato e ciò che rimane ipotetico. Queste informazioni hanno finalità puramente educative e non costituiscono un consiglio medico.

Cos'è l'infiammazione cronica e come si collega alle malattie autoimmuni?

L'infiammazione acuta è una risposta fisiologica protettiva e transitoria: quando un tessuto viene danneggiato o infettato, il sistema immunitario mobilita cellule e mediatori chimici per neutralizzare la minaccia e avviare la riparazione. Questo processo, normalmente, si autolimita e si risolve. Il problema sorge quando la risposta infiammatoria non si spegne e diventa cronica, persistendo per mesi o anni a bassa intensità.

Nell'infiammazione cronica, cellule immunitarie come i macrofagi e i linfociti T continuano a rilasciare mediatori pro-infiammatori. Tra questi, le citochine come il TNF-α (fattore di necrosi tumorale alfa), l'interleuchina-6 (IL-6) e l'interleuchina-1β (IL-1β) svolgono un ruolo centrale. Un regolatore molecolare chiave di questa cascata è il fattore di trascrizione NF-κB, che, una volta attivato, promuove l'espressione di numerosi geni infiammatori.

Nelle malattie autoimmuni, questo meccanismo si complica ulteriormente: il sistema immunitario perde la capacità di distinguere il "self" dal "non-self" e attacca i tessuti dell'organismo stesso. Nell'artrite reumatoide, per esempio, l'attacco è diretto alle articolazioni; nel lupus eritematoso sistemico coinvolge molteplici organi; nella malattia di Crohn e nella colite ulcerosa colpisce il tratto gastrointestinale. In tutte queste condizioni, un'infiammazione persistente e mal regolata è il motore del danno tissutale.

Il razionale per l'uso dei peptidi immunomodulatori risiede proprio qui: anziché sopprimere l'intero sistema immunitario — come fanno molti farmaci convenzionali, con il rischio di aumentare la suscettibilità alle infezioni — l'obiettivo è riequilibrare la risposta immunitaria. Alcuni peptidi mirano a ridurre le citochine pro-infiammatorie, altri a promuovere fenotipi cellulari anti-infiammatori (come i macrofagi M2), altri ancora a ripristinare la funzione dei linfociti T regolatori. Nelle sezioni seguenti vedremo come ciascun peptide tenti di raggiungere questo equilibrio.

Come agisce il BPC-157 contro l'infiammazione?

Il BPC-157 (Body Protection Compound 157) è una sequenza sintetica di 15 amminoacidi derivata da una proteina protettiva presente nel succo gastrico umano. È probabilmente il peptide più discusso in ambito rigenerativo, con oltre 100 studi preclinici pubblicati, e viene spesso associato alla guarigione di tendini, muscoli e mucosa gastrointestinale. Le sue proprietà anti-infiammatorie sono un aspetto ricorrente di questa ricerca.

Sul piano meccanicistico, gli studi su modelli animali suggeriscono che il BPC-157 moduli diverse vie. Sembra ridurre l'espressione di citochine pro-infiammatorie come TNF-α e IL-6, e interagire con il sistema dell'ossido nitrico (NO), che regola il flusso sanguigno e la risposta infiammatoria. Un meccanismo particolarmente studiato è la promozione dell'angiogenesi attraverso la via del VEGFR2, che favorisce la formazione di nuovi vasi sanguigni necessari alla riparazione tissutale.

Nel contesto dell'artrite e dell'infiammazione articolare, i dati provengono principalmente da modelli murini. In questi studi, il BPC-157 ha mostrato di accelerare la guarigione di lesioni tendinee e legamentose e di ridurre l'infiammazione locale. Per questa ragione viene spesso combinato con il TB-500 in protocolli sperimentali di riparazione tissutale, sebbene le evidenze sulle sinergie siano aneddotiche. Chi è interessato alle logiche di combinazione può consultare la nostra guida sullo stacking dei peptidi.

È fondamentale sottolineare i limiti di queste evidenze. Nonostante il volume di ricerca preclinica, non esistono studi clinici di Fase III pubblicati che dimostrino l'efficacia e la sicurezza del BPC-157 nell'uomo. La stragrande maggioranza dei risultati positivi proviene da roditori, e la traslazione all'essere umano non è affatto garantita. Inoltre, il profilo farmacocinetico nell'uomo — assorbimento, distribuzione e biodisponibilità delle diverse vie di somministrazione — rimane poco caratterizzato.

Dal punto di vista normativo, il BPC-157 è classificato come peptide da ricerca e non è approvato per uso umano dalla FDA o dall'EMA. È inoltre incluso nell'elenco delle sostanze proibite dalla WADA per gli atleti. Qualsiasi considerazione sul suo utilizzo deve tenere conto di questi aspetti e richiede il consulto di un professionista sanitario.

Cos'è il KPV e perché è promettente per le malattie infiammatorie intestinali?

Il KPV è un tripeptide composto da tre amminoacidi — lisina, prolina e valina — che corrisponde alla porzione C-terminale (residui 11–13) dell'ormone alfa-melanocito-stimolante (α-MSH). Nonostante le sue dimensioni minime, con un peso molecolare di circa 342 g/mol, il KPV conserva gran parte dell'attività anti-infiammatoria della molecola madre, il che lo rende un oggetto di studio particolarmente interessante.

Il meccanismo d'azione del KPV è distinto da quello del BPC-157. La ricerca suggerisce che il tripeptide penetri nelle cellule e agisca a livello intracellulare, dove inibisce l'attivazione della via NF-κB e riduce la produzione di citochine pro-infiammatorie. A differenza dell'α-MSH completo, il KPV sembra esercitare parte dei suoi effetti indipendentemente dai recettori della melanocortina, il che potrebbe ridurre alcuni effetti collaterali associati all'attivazione di quei recettori.

L'area applicativa più promettente è quella delle malattie infiammatorie intestinali (IBD), come la colite ulcerosa e la malattia di Crohn. In modelli murini di colite, la somministrazione di KPV — anche per via orale — ha ridotto significativamente l'infiammazione del colon, il peso e l'estensione delle lesioni. Un aspetto notevole emerso da questi studi è che il KPV verrebbe assorbito dalle cellule epiteliali e immunitarie intestinali attraverso trasportatori di peptidi come il PepT1, il che spiegherebbe la sua efficacia anche a dosi molto basse.

Oltre all'intestino, il KPV è stato studiato per potenziali applicazioni cutanee e per la guarigione delle ferite, sempre in virtù delle sue proprietà anti-infiammatorie e antimicrobiche. Alcuni ricercatori ne hanno esplorato l'uso topico in condizioni infiammatorie della pelle, un ambito che si collega ai temi trattati nella nostra sezione sui peptidi per la pelle.

Come per gli altri composti di questo articolo, le evidenze sul KPV sono in gran parte precliniche. I risultati sui modelli animali sono incoraggianti e coerenti, ma mancano ancora sperimentazioni cliniche robuste che ne confermino l'efficacia e la sicurezza nell'uomo per le patologie autoimmuni. Il KPV rimane pertanto un peptide da ricerca, non approvato come farmaco.

Qual è il ruolo della Timosina Alfa-1 nelle malattie autoimmuni?

La Timosina Alfa-1 (Tα1) è un peptide di 28 amminoacidi, con un peso molecolare di circa 3108 Da, originariamente isolato dalla frazione timosina 5 del timo, l'organo centrale della maturazione dei linfociti T. A differenza degli altri peptidi trattati in questo articolo, la Timosina Alfa-1 ha un uso farmaceutico approvato in oltre trenta Paesi — commercializzata come Zadaxin — principalmente per l'epatite virale cronica, come adiuvante vaccinale e in alcune indicazioni oncologiche.

Il suo meccanismo d'azione è quello di un immunomodulatore per eccellenza. La Timosina Alfa-1 agisce principalmente attraverso i recettori Toll-like (in particolare TLR2 e TLR9) presenti sulle cellule immunitarie, favorendo la maturazione dei linfociti T, potenziando la funzione delle cellule dendritiche e modulando l'equilibrio tra risposte Th1 e Th2. Un concetto centrale è che la Tα1 non stimola indiscriminatamente il sistema immunitario, ma tende a ripristinarne l'omeostasi, un aspetto che la rende teoricamente interessante sia negli stati di immunodepressione sia in quelli di iperattivazione.

È proprio questa capacità di riequilibrio che ha spinto i ricercatori a esplorarne il ruolo nelle condizioni autoimmuni e infiammatorie. Alcuni studi hanno suggerito effetti benefici nel modulare l'infiammazione sistemica, e durante la pandemia da COVID-19 la Tα1 è stata oggetto di indagine per la sua capacità di regolare la risposta immunitaria in pazienti con linfopenia. Tuttavia, le evidenze specifiche per malattie autoimmuni classiche come l'artrite reumatoide o il lupus rimangono preliminari.

Un vantaggio rilevante della Timosina Alfa-1 è il suo profilo di sicurezza relativamente ben caratterizzato, frutto di decenni di uso clinico approvato in alcune indicazioni. Questo la distingue nettamente dai peptidi puramente sperimentali, per i quali i dati di sicurezza umana sono scarsi. Ciò non significa, però, che il suo utilizzo per l'autoimmunità sia validato: le indicazioni approvate sono specifiche e l'impiego al di fuori di esse resta off-label o sperimentale.

In sintesi, la Timosina Alfa-1 rappresenta forse l'esempio più maturo di peptide immunomodulatore, con un fondamento meccanicistico solido e un uso clinico consolidato in ambiti specifici. Resta però necessaria ulteriore ricerca clinica dedicata prima di poterla raccomandare come strategia per le patologie autoimmuni comuni. Ogni utilizzo deve avvenire sotto stretta supervisione medica.

Cos'è LL-37 e perché è un peptide a doppio taglio nell'autoimmunità?

L'LL-37 è l'unico peptide antimicrobico della famiglia delle cateicidine presente nell'essere umano. Composto da 37 amminoacidi e derivato dalla proteina precursore hCAP18, prende il nome dai due residui di leucina (LL) alla sua estremità. Fa parte dell'immunità innata e svolge molteplici funzioni: attività antibatterica ad ampio spettro, modulazione dell'infiammazione, promozione della guarigione delle ferite e dell'angiogenesi.

Le proprietà biologiche di LL-37 sono notevolmente ambivalenti, ed è questa la ragione per cui viene descritto come un peptide "a doppio taglio". Da un lato, a concentrazioni fisiologiche contribuisce alla difesa contro i patogeni e può favorire la riparazione tissutale, con potenziali applicazioni nella guarigione delle ferite croniche. Dall'altro, un'espressione eccessiva o mal regolata di LL-37 è stata direttamente implicata nella patogenesi di diverse malattie autoimmuni.

Il caso più studiato è quello della psoriasi e del lupus eritematoso sistemico. In queste condizioni, LL-37 può legarsi al DNA e all'RNA propri dell'organismo (self-DNA), formando complessi che attivano in modo aberrante le cellule dendritiche plasmacitoidi attraverso i recettori TLR. Il risultato è una produzione sostenuta di interferone di tipo I, un potente motore dell'infiammazione autoimmune. In pratica, in questi contesti LL-37 può funzionare come un autoantigene e alimentare il circolo vizioso dell'autoimmunità.

Questa dualità ha importanti implicazioni terapeutiche. Mentre alcune ricerche esplorano derivati sintetici di LL-37 per sfruttarne le proprietà antimicrobiche e riparative — per esempio nelle ferite diabetiche — nel campo dell'autoimmunità l'interesse scientifico è spesso rivolto al bloccare o neutralizzare l'attività di LL-37 piuttosto che a somministrarlo. Questo rende LL-37 profondamente diverso dagli altri peptidi di questo elenco: non è un candidato semplice come "integratore anti-infiammatorio".

Per il lettore, il messaggio più importante è di prudenza. L'idea di somministrare LL-37 esogeno in un contesto autoimmune è controversa e potenzialmente controproducente, dato il suo ruolo documentato nell'amplificazione dell'infiammazione autoimmune. LL-37 illustra bene perché la modulazione immunitaria richieda estrema cautela e non possa mai essere intrapresa senza supervisione medica qualificata.

Quali dosaggi sono stati studiati e come si confrontano questi peptidi?

Prima di presentare qualsiasi dato numerico, è necessaria una premessa cruciale: i dosaggi riportati di seguito provengono da studi preclinici (per lo più su animali) o da protocolli sperimentali, non da linee guida cliniche validate per l'uomo. Non devono in alcun modo essere interpretati come raccomandazioni posologiche. Le dosi negli animali non si traducono direttamente nell'uomo e la conversione richiede calcoli specialistici. Strumenti come il nostro calcolatore di ricostituzione sono pensati esclusivamente a fini educativi e di ricerca.

La tabella seguente riassume le caratteristiche principali dei quattro peptidi discussi, offrendo un confronto sintetico dei loro profili. Si noti l'enorme differenza nel livello di evidenza clinica: solo la Timosina Alfa-1 dispone di un uso approvato.

PeptideAmminoacidiBersaglio principaleApplicazione studiataLivello di evidenza
BPC-15715VEGFR2, NO, citochineRiparazione tessuti, IBD, artritePreclinico (animale)
KPV3NF-κB (intracellulare)Colite, IBD, pellePreclinico (animale)
Timosina Alfa-128TLR2/TLR9, linfociti TEpatite, immunomodulazioneApprovato (indicazioni specifiche)
LL-3737Membrane, TLR, self-DNAAntimicrobico, ferite (dualità autoimmune)Preclinico / meccanicistico

Da un punto di vista pratico e di ricerca, questi peptidi si differenziano anche per le vie di somministrazione studiate. Il BPC-157 è stato indagato sia per via iniettiva sia orale nei modelli animali; il KPV mostra un interessante assorbimento orale attraverso i trasportatori intestinali; la Timosina Alfa-1 viene somministrata per via sottocutanea nelle sue indicazioni approvate; LL-37 è studiato principalmente in contesti topici e meccanicistici.

Un errore comune è considerare questi composti intercambiabili o "impilabili" liberamente come si farebbe con integratori. In realtà, agiscono su vie molecolari diverse e, nel caso di LL-37, con effetti potenzialmente opposti a seconda del contesto. La combinazione di peptidi immunomodulatori senza supervisione medica non ha basi scientifiche solide e può comportare rischi imprevedibili. Per un panorama più ampio dei peptidi con maggiore evidenza, si veda la nostra selezione dei migliori peptidi.

In definitiva, il confronto mostra che nessuno di questi peptidi è un "vincitore" universale. La scelta ipotetica dipenderebbe dall'obiettivo specifico, dal contesto patologico e — soprattutto — dalla disponibilità di evidenze cliniche, che oggi rimane limitata per tre dei quattro composti.

Quali sono i rischi, gli effetti collaterali e lo stato normativo?

La discussione sui benefici potenziali di questi peptidi sarebbe incompleta senza un esame onesto dei rischi e dello stato normativo. È qui che la prudenza diventa imperativa, soprattutto quando si parla di modulazione del sistema immunitario in persone con malattie autoimmuni preesistenti.

Il primo rischio è quello legato ai dati di sicurezza incompleti. Per BPC-157, KPV e LL-37, mancano studi clinici a lungo termine sull'uomo. Ciò significa che gli effetti collaterali potenziali — comprese le reazioni immunitarie impreviste, gli effetti sulla crescita cellulare o le interazioni farmacologiche — non sono adeguatamente caratterizzati. Nel caso specifico dell'autoimmunità, alterare l'equilibrio immunitario senza una comprensione completa può teoricamente peggiorare la condizione, come illustra chiaramente il ruolo pro-infiammatorio di LL-37 nel lupus e nella psoriasi.

Un secondo rischio, molto concreto, riguarda la qualità e la purezza dei prodotti. I peptidi venduti come "per uso di ricerca" non sono soggetti agli standard di produzione farmaceutica. Possono contenere impurità, endotossine, dosaggi errati o essere del tutto contraffatti. La FDA ha emesso lettere di avvertimento a diverse aziende che vendevano prodotti peptidici non approvati, e questo problema di qualità aggiunge un ulteriore livello di pericolo all'automedicazione.

Sul piano normativo, la situazione varia per composto e giurisdizione. La Timosina Alfa-1 è un farmaco approvato in numerosi Paesi per indicazioni specifiche. Al contrario, BPC-157, KPV e LL-37 sono generalmente classificati come sostanze da ricerca, non approvate per l'uso umano negli Stati Uniti e nell'Unione Europea. Inoltre, diversi di questi peptidi rientrano nell'elenco delle sostanze proibite dalla WADA per gli atleti sottoposti a controlli antidoping. Lo status legale può cambiare ed è responsabilità di ciascuno verificare la normativa locale.

La conclusione è netta: questi peptidi non sostituiscono le terapie mediche convenzionali per le malattie autoimmuni. Trattamenti come i DMARD, i biologici anti-TNF e gli immunosoppressori sono supportati da ampie evidenze cliniche e da profili di sicurezza consolidati. Chiunque conviva con una condizione infiammatoria o autoimmune dovrebbe discutere ogni opzione, comprese quelle sperimentali, con il proprio medico o reumatologo. Per maggiori dettagli sui limiti di responsabilità, si veda il nostro disclaimer medico. Questo contenuto ha finalità esclusivamente educative e non costituisce un consiglio medico: consultate sempre un professionista sanitario qualificato.

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Domande Frequenti

Qual è il miglior peptide per l'infiammazione?
Non esiste un singolo "migliore" peptide universale. La scelta dipende dal contesto: il BPC-157 è il più studiato per la riparazione tissutale e l'infiammazione locale nei modelli animali, il KPV mostra promesse specifiche per l'infiammazione intestinale, mentre la Timosina Alfa-1 è l'unico con un uso farmaceutico approvato come immunomodulatore. Tuttavia, per tre dei quattro peptidi le evidenze restano precliniche. Nessuno è validato clinicamente come trattamento anti-infiammatorio standard nell'uomo.
Il BPC-157 può aiutare con l'artrite?
Negli studi su modelli murini, il BPC-157 ha ridotto l'infiammazione articolare e accelerato la guarigione di tendini e legamenti. Questi risultati preclinici sono incoraggianti ma non sono stati confermati da studi clinici di Fase III sull'uomo. Il BPC-157 non è approvato per il trattamento dell'artrite e non sostituisce le terapie reumatologiche convenzionali. Qualsiasi considerazione richiede il consulto di un medico.
Il KPV è efficace per la malattia di Crohn e la colite ulcerosa?
Il KPV ha mostrato una riduzione significativa dell'infiammazione del colon in modelli animali di colite, anche per via orale, grazie all'assorbimento tramite trasportatori intestinali come il PepT1. Questo lo rende un candidato interessante per le malattie infiammatorie intestinali. Tuttavia, mancano ancora sperimentazioni cliniche robuste sull'uomo, quindi non può essere raccomandato come terapia per l'IBD al di fuori della ricerca.
La Timosina Alfa-1 è sicura per le malattie autoimmuni?
La Timosina Alfa-1 ha un profilo di sicurezza relativamente ben caratterizzato grazie a decenni di uso clinico approvato in indicazioni come l'epatite virale. Agisce riequilibrando la risposta immunitaria piuttosto che sopprimendola. Tuttavia, le evidenze specifiche per le malattie autoimmuni classiche restano preliminari, e il suo uso in questi contesti sarebbe off-label o sperimentale. Deve avvenire solo sotto stretta supervisione medica.
Perché LL-37 è considerato un peptide "a doppio taglio"?
LL-37 possiede proprietà antimicrobiche e potenzialmente riparatrici, ma può anche legarsi al DNA proprio dell'organismo attivando in modo aberrante il sistema immunitario. Per questo è implicato nella patogenesi di malattie come psoriasi e lupus, dove funge da autoantigene e amplifica l'infiammazione. Somministrare LL-37 esogeno in un contesto autoimmune è controverso e potenzialmente dannoso.
Questi peptidi sono approvati dalla FDA o dall'EMA?
Solo la Timosina Alfa-1 è approvata come farmaco in diversi Paesi per indicazioni specifiche (come l'epatite virale). BPC-157, KPV e LL-37 sono generalmente classificati come peptidi da ricerca, non approvati per l'uso umano negli Stati Uniti e nell'Unione Europea. La FDA ha inoltre emesso avvertimenti contro la vendita di prodotti peptidici non approvati.
Si possono combinare questi peptidi tra loro?
In protocolli sperimentali il BPC-157 viene talvolta associato ad altri peptidi come il TB-500, ma queste combinazioni si basano su evidenze aneddotiche, non su studi clinici. La combinazione di peptidi immunomodulatori senza supervisione medica non ha basi scientifiche solide e può comportare rischi imprevedibili, specialmente perché composti come LL-37 possono avere effetti opposti a seconda del contesto.
Quali sono i principali effetti collaterali dei peptidi anti-infiammatori?
Poiché mancano studi clinici a lungo termine per la maggior parte di questi peptidi, il loro profilo completo di effetti collaterali nell'uomo non è ben caratterizzato. I rischi potenziali includono reazioni immunitarie impreviste, reazioni nel sito di iniezione, interazioni farmacologiche e problemi legati alla purezza dei prodotti da ricerca, che possono contenere impurità o dosaggi errati.
I peptidi possono sostituire i farmaci convenzionali per le malattie autoimmuni?
No. Le terapie convenzionali come i DMARD, i biologici anti-TNF e gli immunosoppressori sono supportate da ampie evidenze cliniche e profili di sicurezza consolidati. I peptidi discussi in questo articolo sono in gran parte sperimentali e non sostituiscono i trattamenti medici prescritti. Interrompere una terapia autoimmune per sostituirla con peptidi non validati può essere pericoloso.
Come vengono somministrati questi peptidi nella ricerca?
Le vie variano per composto: il BPC-157 è stato studiato sia per via iniettiva sottocutanea sia orale nei modelli animali; il KPV mostra un buon assorbimento orale grazie ai trasportatori intestinali; la Timosina Alfa-1 viene somministrata per via sottocutanea nelle sue indicazioni approvate; LL-37 è studiato soprattutto in contesti topici e meccanicistici. Le dosi provengono da studi preclinici e non costituiscono raccomandazioni per l'uomo.

Fonti

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  3. Dalmasso G, Charrier-Hisamuddin L, Nguyen HTT, et al. (2008). PepT1-mediated tripeptide KPV uptake reduces intestinal inflammation. Gastroenterology.
  4. Garaci E, Pica F, Serafino A, et al. (2012). Thymosin alpha 1 and cancer: catch-22 or the way to the future?. Annals of the New York Academy of Sciences.
  5. Lande R, Ganguly D, Facchinetti V, et al. (2011). Neutrophils activate plasmacytoid dendritic cells by releasing self-DNA-peptide complexes in systemic lupus erythematosus. Science Translational Medicine.
  6. Vandamme D, Landuyt B, Luyten W, Schoofs L (2012). A comprehensive summary of LL-37, the factotum human cathelicidin peptide. Cellular Immunology.

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