Punti chiave
  • Negli studi SURMOUNT la tirzepatide ha prodotto una perdita di peso media di circa il 15% (5 mg), 19,5% (10 mg) e 20,9% (15 mg) del peso corporeo a 72 settimane rispetto a circa il 3% con placebo.
  • La perdita di peso non è immediata: la dose iniziale di 2,5 mg è di sola tolleranza e la maggior parte del calo avviene tra il 3° e il 9° mese, con progressiva titolazione della dose.
  • Un plateau tende a comparire intorno alle 60-72 settimane, quando l'apporto calorico e la spesa energetica raggiungono un nuovo equilibrio.
  • Nel confronto diretto sul diabete (SURPASS-2) la tirzepatide ha superato il semaglutide 1 mg su calo ponderale ed emoglobina glicata.
  • Alla sospensione, lo studio SURMOUNT-4 ha mostrato un recupero significativo del peso, a conferma che il beneficio dipende dal trattamento continuativo e dallo stile di vita.
  • Questo articolo ha finalità puramente educative e non sostituisce il parere di un medico: la tirzepatide è un farmaco su prescrizione.

Che cos'è la tirzepatide e come agisce sul peso?

La tirzepatide è un peptide sintetico di 39 aminoacidi che agisce come doppio agonista dei recettori di due ormoni incretinici: il GIP (polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente) e il GLP-1 (peptide simile al glucagone di tipo 1). È commercializzata come Mounjaro per il diabete di tipo 2 e come Zepbound per la gestione del peso. A differenza dei precedenti farmaci di questa classe, che agiscono su un solo recettore, la tirzepatide combina due meccanismi complementari in un'unica molecola.

L'attivazione del recettore GLP-1 rallenta lo svuotamento gastrico, aumenta il senso di sazietà e riduce l'appetito attraverso segnali diretti al sistema nervoso centrale. L'azione sul recettore GIP sembra migliorare la sensibilità all'insulina e potenziare l'effetto sul metabolismo dei grassi, anche se il suo ruolo esatto nella perdita di peso è ancora oggetto di studio. La sinergia tra i due percorsi è ritenuta la principale ragione dell'efficacia osservata negli studi clinici.

Dal punto di vista farmacocinetico, la molecola è coniugata con un acido grasso che ne prolunga l'emivita a circa cinque giorni, consentendo una singola iniezione sottocutanea settimanale. Questa caratteristica la colloca nella più ampia famiglia degli analoghi incretinici; per un inquadramento generale del meccanismo può essere utile la nostra guida ai peptidi GLP-1.

È importante ricordare che la tirzepatide è un farmaco su prescrizione approvato da FDA ed EMA, non un integratore né un peptide da ricerca. Le informazioni che seguono descrivono i risultati aggregati degli studi registrativi e non costituiscono in alcun modo un consiglio medico o un protocollo di dosaggio. Ogni decisione terapeutica deve essere presa con un professionista sanitario.

Qual è la timeline della perdita di peso mese per mese?

La perdita di peso con tirzepatide segue una curva graduale, non un calo improvviso. Nel principale studio sull'obesità, SURMOUNT-1 (durata 72 settimane, partecipanti senza diabete con peso corporeo medio di circa 104-105 kg), la riduzione ponderale è aumentata in modo progressivo di pari passo con l'incremento della dose e la sua stabilizzazione nel tempo.

Nelle prime 4 settimane la dose è di 2,5 mg, considerata una fase di sola tolleranza: l'obiettivo è abituare l'organismo al farmaco, non ottenere risultati, e il calo osservato in questo periodo è spesso modesto (frequentemente inferiore al 2-3% del peso). Tra il 2° e il 4° mese, con la salita verso dosi di 5-7,5-10 mg, la riduzione dell'appetito diventa più marcata e molti partecipanti registrano un calo compreso in genere tra il 5% e il 10%.

La fase di perdita più rapida si colloca tipicamente tra il 4° e il 9° mese, quando le dosi di mantenimento (10-15 mg) sono a regime. È in questo intervallo che si accumula la quota maggiore del calo complessivo. Dal 9° al 18° mese il ritmo tende a rallentare fino a raggiungere un nuovo equilibrio. La tabella seguente sintetizza le fasi tipiche osservate negli studi.

FasePeriodo indicativoDose tipicaPerdita cumulativa orientativa
AvvioSettimane 1-42,5 mg0-3%
Titolazione precoceMese 2-45-10 mg5-10%
Perdita attivaMese 4-910-15 mg12-18%
ConsolidamentoMese 9-1810-15 mg15-21%

Questi valori sono medie di popolazione tratte dagli studi e non previsioni individuali. La variabilità tra persone è ampia: alcuni partecipanti hanno perso oltre il 25% del peso, altri molto meno. I dati vanno letti come tendenze statistiche, non come garanzie di risultato.

Come funziona la titolazione della dose e quanto peso per fase?

Lo schema di titolazione approvato prevede un aumento graduale per ridurre gli effetti gastrointestinali. Si inizia con 2,5 mg una volta a settimana per quattro settimane, quindi si passa a 5 mg. La dose può poi essere aumentata di 2,5 mg ogni almeno quattro settimane fino a un massimo di 15 mg settimanali. Le dosi di mantenimento previste sono 5, 10 e 15 mg.

SURMOUNT-1 ha evidenziato una chiara relazione dose-risposta. Con la stima secondo il regime di trattamento, la perdita di peso media a 72 settimane è stata di circa il 15% con 5 mg, il 19,5% con 10 mg e il 20,9% con 15 mg, contro circa il 3,1% con placebo. Con la cosiddetta stima di efficacia, che considera i soli partecipanti aderenti al trattamento, i valori salgono a circa il 16%, 21,4% e 22,5%.

Non tutti hanno bisogno o tollerano la dose massima. Una parte dei partecipanti ottiene un beneficio clinicamente rilevante già a dosi intermedie, e la scelta della dose di mantenimento dipende dalla risposta individuale, dalla tolleranza e dagli obiettivi concordati con il medico. Aumentare la dose non produce necessariamente un calo proporzionale in ogni singola persona.

La titolazione lenta ha anche una funzione di sicurezza. Salire troppo rapidamente aumenta il rischio di nausea, vomito e diarrea, che a loro volta possono compromettere l'aderenza. Per questo lo schema graduale non va inteso come un ritardo dei risultati, ma come parte integrante del profilo di tollerabilità. La dose e la sua progressione devono essere stabilite esclusivamente dal medico prescrittore.

Quando arriva il plateau del peso e perché?

Il plateau è la fase in cui la perdita di peso rallenta fino a fermarsi, nonostante la prosecuzione del trattamento. Negli studi SURMOUNT la curva di perdita tende ad appiattirsi tra la 60ª e la 72ª settimana, ovvero dopo circa 14-18 mesi, quando il peso raggiunge un nuovo valore di equilibrio.

Dal punto di vista fisiologico, il plateau riflette un riadattamento del bilancio energetico. Con la riduzione della massa corporea diminuisce anche il fabbisogno calorico basale, mentre l'organismo mette in atto risposte adattative che tendono a difendere il nuovo peso. A un certo punto l'apporto calorico e il dispendio energetico si riequilibrano e il calo si arresta, un fenomeno comune a tutte le strategie di dimagrimento e non specifico della tirzepatide.

Raggiungere un plateau non significa che il farmaco abbia smesso di funzionare. Mantenere il peso perso rappresenta di per sé un risultato clinicamente significativo, soprattutto se il nuovo peso è associato a miglioramenti dei parametri metabolici. Il plateau segnala piuttosto il passaggio da una fase di perdita attiva a una fase di mantenimento.

Alcuni fattori possono anticipare o accentuare il plateau: una dose di mantenimento inferiore alla massima, una progressiva riduzione dell'aderenza, cambiamenti nello stile di vita o adattamenti comportamentali. In caso di plateau precoce o inatteso, la valutazione deve essere fatta con il medico, che può rivedere dose, alimentazione e attività fisica. Interventi comportamentali strutturati restano una componente essenziale del percorso.

Tirzepatide o semaglutide: quale ritmo di perdita di peso?

Il confronto più citato tra i due farmaci proviene da SURPASS-2, uno studio testa a testa condotto però su pazienti con diabete di tipo 2, non sull'obesità. In quello studio la tirzepatide (5, 10 e 15 mg) ha prodotto una riduzione del peso e dell'emoglobina glicata superiore rispetto al semaglutide 1 mg, la dose all'epoca approvata per il diabete.

Per la gestione del peso il confronto è meno diretto, perché i due farmaci sono stati studiati in trial separati. Negli studi STEP il semaglutide 2,4 mg ha prodotto una perdita di peso media dell'ordine del 15-17% del peso corporeo, mentre negli studi SURMOUNT la tirzepatide ha raggiunto in media il 20-22% alle dosi più elevate. I risultati suggeriscono un potenziale di perdita mediamente maggiore con la tirzepatide, ma il confronto tra studi diversi va interpretato con prudenza.

ParametroSemaglutide (STEP)Tirzepatide (SURMOUNT)
MeccanismoAgonista GLP-1Doppio agonista GIP/GLP-1
Perdita media massima15-17%20-22%
FrequenzaSettimanaleSettimanale
Durata studi principali68 settimane72 settimane

Sul ritmo di perdita, entrambe le molecole seguono una curva graduale legata alla titolazione. Non esistono prove solide che una agisca sistematicamente più in fretta dell'altra nelle prime settimane: la differenza principale riguarda l'entità del calo raggiunto a lungo termine, più che la rapidità iniziale.

La scelta tra le due molecole non dipende solo dai numeri di efficacia. Contano la tollerabilità individuale, le comorbilità, la disponibilità, il costo e le indicazioni approvate nel proprio Paese. Si tratta di una decisione clinica che spetta al medico. Per un quadro d'insieme sulla classe di farmaci si può consultare la guida ai GLP-1.

Quali fattori influenzano la risposta alla tirzepatide?

La risposta alla tirzepatide varia sensibilmente da persona a persona. Le medie degli studi nascondono un ampio spettro: nei trial una parte dei partecipanti ha superato il 25% di perdita, mentre altri sono rimasti ben al di sotto della media. Comprendere i fattori che modulano questa variabilità aiuta a interpretare correttamente i propri risultati.

Tra gli elementi più rilevanti figurano l'aderenza al trattamento e la costanza settimanale, la dose di mantenimento effettivamente raggiunta e tollerata, e l'intensità delle modifiche dello stile di vita che accompagnano la terapia. Negli studi la tirzepatide è sempre stata affiancata da un intervento su dieta e attività fisica: il farmaco è un facilitatore, non un sostituto di questi cambiamenti.

Anche fattori biologici come sesso, composizione corporea di partenza, età, funzione metabolica e presenza di diabete di tipo 2 possono influenzare l'esito. In generale, le persone con diabete tendono a perdere in media un po' meno peso rispetto a chi ha solo obesità, un pattern osservato in tutta la classe degli agonisti incretinici. La tollerabilità gastrointestinale, che condiziona la capacità di raggiungere le dosi più alte, è a sua volta un determinante indiretto.

È inoltre importante distinguere tra perdita di peso totale e qualità di tale perdita. La riduzione del peso include sia massa grassa sia massa magra, e preservare la muscolatura attraverso un adeguato apporto proteico e l'esercizio di resistenza è considerato un obiettivo rilevante. Nessuno di questi fattori consente però di prevedere con precisione il risultato individuale, che resta soggetto a variabilità e va monitorato nel tempo con il proprio medico.

Quali effetti collaterali compaiono in ciascuna fase?

Gli effetti collaterali più comuni della tirzepatide sono di natura gastrointestinale e tendono a distribuirsi in modo caratteristico lungo il percorso terapeutico. Negli studi i più frequenti sono stati nausea, diarrea, stipsi e vomito, in genere di intensità da lieve a moderata e più marcati durante le fasi di aumento della dose.

Nella fase di avvio e titolazione (prime settimane e ogni successivo incremento) è più probabile avvertire nausea o alterazioni dell'alvo, poiché l'organismo si adatta al rallentato svuotamento gastrico. Questi sintomi tendono ad attenuarsi con il tempo e con la stabilizzazione della dose. È proprio per contenerli che lo schema di titolazione è graduale. Misure di supporto come pasti più piccoli e frequenti vengono spesso discusse con il curante.

Nella fase di mantenimento, con dose stabile, molti effetti gastrointestinali si riducono di frequenza e intensità. Restano possibili sintomi occasionali. Tra gli eventi meno comuni ma più rilevanti sul piano clinico vanno considerati il rischio di pancreatite, problemi della colecisti, disidratazione legata a vomito o diarrea prolungati e, nelle persone con diabete che assumono anche insulina o sulfoniluree, ipoglicemia. Reazioni nel sito di iniezione sono possibili in qualsiasi fase.

Esistono inoltre controindicazioni e avvertenze specifiche, tra cui la storia personale o familiare di carcinoma midollare della tiroide e la sindrome da neoplasia endocrina multipla di tipo 2, per le quali il farmaco non è indicato. Qualsiasi sintomo intenso o persistente, in particolare dolore addominale severo, va segnalato tempestivamente. Questo paragrafo ha finalità informative e non sostituisce il foglietto illustrativo né il parere medico; per un quadro generale sulle cautele si veda anche il nostro disclaimer medico.

Che cosa succede quando si interrompe la tirzepatide?

La domanda sul dopo è centrale, perché l'obesità è considerata una condizione cronica. Lo studio disegnato specificamente per rispondere è SURMOUNT-4: dopo una fase iniziale di 36 settimane con tirzepatide in aperto, i partecipanti sono stati randomizzati a proseguire il farmaco o a passare al placebo per ulteriori 52 settimane.

I risultati sono stati netti. Chi ha continuato la tirzepatide ha ottenuto un'ulteriore perdita di peso, mentre chi è passato al placebo ha recuperato una quota rilevante del peso perso. In media, il gruppo che ha sospeso ha riguadagnato una parte sostanziale del calo, mentre il gruppo che ha proseguito ha continuato a migliorare. Questo dato indica che il beneficio è legato al trattamento continuativo.

Il recupero del peso alla sospensione non è un fallimento personale né un difetto del farmaco: riflette il ritorno dei meccanismi fisiologici che regolano appetito e bilancio energetico una volta rimosso il segnale incretinico. Lo stesso fenomeno è stato osservato con altri agonisti del GLP-1, come emerso negli studi di sospensione sul semaglutide. Interrompere il farmaco significa, per molte persone, riattivare la spinta all'aumento di peso.

Per questo la tirzepatide è concepita come parte di una strategia a lungo termine, non come un ciclo a termine. Le decisioni su durata, eventuale sospensione o riduzione della dose devono essere prese con il medico, tenendo conto di rischi, benefici, aspettative e sostenibilità del percorso. Consolidare abitudini alimentari e di attività fisica durante il trattamento è considerato essenziale per limitare il recupero in caso di interruzione. Per un contesto generale sui peptidi, la nostra guida che cos'è un peptide offre un inquadramento di base.

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Domande frequenti

Quanto peso si perde in media con la tirzepatide?
Nello studio SURMOUNT-1 la perdita di peso media a 72 settimane è stata di circa il 15% con 5 mg, il 19,5% con 10 mg e il 20,9% con 15 mg, rispetto a circa il 3% con placebo. Si tratta di medie di popolazione: la risposta individuale varia molto e non è prevedibile con certezza.
Dopo quanto tempo si vedono i primi risultati?
Le prime settimane a 2,5 mg servono soprattutto alla tolleranza e il calo iniziale è spesso modesto. Molte persone notano una riduzione più evidente dell'appetito e del peso a partire dal secondo o terzo mese, con la salita graduale della dose. La fase di perdita più rapida si colloca in genere tra il quarto e il nono mese.
Perché il mio peso si è fermato mentre continuo la terapia?
Un plateau è fisiologico e negli studi tende a comparire intorno alle 60-72 settimane. Con la riduzione del peso cala il fabbisogno calorico e l'organismo raggiunge un nuovo equilibrio. Il plateau non significa che il farmaco non funzioni più: mantenere il peso perso è già un risultato clinico. Va comunque discusso con il medico.
La tirzepatide è più efficace del semaglutide?
Nel confronto diretto SURPASS-2, condotto su pazienti con diabete, la tirzepatide ha superato il semaglutide 1 mg su peso ed emoglobina glicata. Sull'obesità i confronti sono indiretti, ma la tirzepatide ha raggiunto perdite medie del 20-22% contro il 15-17% del semaglutide. La scelta resta però una decisione clinica individuale.
Che cosa succede se smetto di prendere la tirzepatide?
Lo studio SURMOUNT-4 ha mostrato che chi sospende il farmaco recupera una quota significativa del peso perso, mentre chi continua mantiene o migliora il risultato. L'obesità è una condizione cronica e il beneficio dipende dal trattamento continuativo. Ogni decisione sulla sospensione va presa con il medico.
Quali sono gli effetti collaterali più comuni e quando compaiono?
I più frequenti sono nausea, diarrea, stipsi e vomito, generalmente lievi o moderati e più marcati durante le fasi di aumento della dose. Tendono ad attenuarsi con la stabilizzazione della dose. Eventi meno comuni ma seri includono pancreatite e problemi della colecisti: sintomi intensi vanno segnalati subito al medico.
Perché la dose si aumenta così lentamente?
La titolazione graduale, che parte da 2,5 mg e sale di 2,5 mg ogni almeno quattro settimane fino a un massimo di 15 mg, serve a ridurre gli effetti gastrointestinali e a migliorare la tolleranza. Non è un ritardo dei risultati, ma una parte integrante del profilo di sicurezza del farmaco.
Devo raggiungere per forza la dose massima di 15 mg?
No. Le dosi di mantenimento approvate sono 5, 10 e 15 mg, e alcune persone ottengono un beneficio clinicamente rilevante già a dosi intermedie. La dose ottimale dipende dalla risposta, dalla tolleranza e dagli obiettivi concordati con il medico prescrittore.
La perdita di peso è tutta grasso?
No. Come in ogni dimagrimento, il peso perso comprende sia massa grassa sia una quota di massa magra. Per preservare la muscolatura sono considerati importanti un adeguato apporto proteico e l'esercizio di resistenza durante il trattamento, aspetti da definire con professionisti sanitari.
La tirzepatide è un peptide da ricerca o un farmaco approvato?
È un farmaco su prescrizione approvato da FDA ed EMA per il diabete di tipo 2 (Mounjaro) e per la gestione del peso (Zepbound). Non è un integratore né un peptide da ricerca. Questo articolo ha finalità educative e non costituisce consiglio medico: consultare sempre un professionista sanitario.

Fonti

  1. Jastreboff AM, Aronne LJ, Ahmad NN, et al. (2022). Tirzepatide Once Weekly for the Treatment of Obesity (SURMOUNT-1). New England Journal of Medicine.
  2. Frías JP, Davies MJ, Rosenstock J, et al. (2021). Tirzepatide versus Semaglutide Once Weekly in Patients with Type 2 Diabetes (SURPASS-2). New England Journal of Medicine.
  3. Aronne LJ, Sattar N, Horn DB, et al. (2024). Continued Treatment With Tirzepatide for Maintenance of Weight Reduction in Adults With Obesity (SURMOUNT-4). JAMA.
  4. Wilding JPH, Batterham RL, Calanna S, et al. (2021). Once-Weekly Semaglutide in Adults with Overweight or Obesity (STEP 1). New England Journal of Medicine.
  5. Rubino DM, Greenway FL, Khalid U, et al. (2021). Effect of Continued Weekly Semaglutide vs Placebo on Weight Loss Maintenance (STEP 4). JAMA.
  6. Coskun T, Sloop KW, Loghin C, et al. (2018). LY3298176, a novel dual GIP and GLP-1 receptor agonist for the treatment of type 2 diabetes mellitus. Molecular Metabolism.

Questo contenuto è fornito esclusivamente a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza medica. Consultare un professionista sanitario prima di prendere qualsiasi decisione. Leggi il nostro disclaimer medico completo