Che cos'è il 5-amino-1MQ e perché non è un peptide?
Il 5-amino-1MQ compare oggi nei cataloghi degli stessi negozi online che vendono BPC-157, TB-500 o analoghi del GLP-1, spesso nella stessa categoria intitolata "perdita di grasso". Da qui nasce un equivoco diffuso, che conviene chiarire subito: il 5-amino-1MQ non è un peptide. Non contiene amminoacidi, non possiede una sequenza, non ha legami peptidici. È una piccola molecola organica di sintesi, un derivato del chinolinio, chimicamente molto più vicina a un farmaco classico a basso peso molecolare che a una catena di amminoacidi.
Il suo nome chimico completo è 5-ammino-1-metilchinolinio, normalmente fornito come sale di ioduro (CAS 42464-96-0). La molecola si basa sullo scheletro aromatico del chinolino, al quale sono stati aggiunti un gruppo metile sull'azoto dell'anello, che diventa così un azoto quaternario permanentemente carico positivamente, e un gruppo amminico primario in posizione 5. Questa combinazione di una carica permanente e di un'ammina primaria non è casuale: è il risultato di un lavoro di chimica medicinale volto a ottenere un inibitore selettivo e capace di attraversare le membrane cellulari.
La differenza con un peptide non è una formalità terminologica. Un peptide è una catena di amminoacidi, in genere sensibile alla degradazione enzimatica nel tratto digerente e dotato di una farmacologia dominata dall'interazione con recettori di superficie. Una piccola molecola come il 5-amino-1MQ ha invece un comportamento diverso in termini di stabilità, distribuzione, metabolismo e meccanismo d'azione: qui il bersaglio è un enzima intracellulare. Chi arriva al 5-amino-1MQ partendo dalla letteratura sui peptidi deve quindi cambiare quadro di riferimento, incluse le aspettative sulla qualità delle prove disponibili.
| Caratteristica | Dato |
|---|---|
| Classe chimica | Piccola molecola, sale di chinolinio quaternario |
| Nome chimico | 5-ammino-1-metilchinolinio (sale di ioduro) |
| Formula | C₁₀H₁₁IN₂ (sale); catione C₁₀H₁₁N₂⁺ |
| Peso molecolare | 286,11 g/mol (sale); 159,21 g/mol (catione) |
| CAS | 42464-96-0 |
| Bersaglio molecolare | Nicotinammide N-metiltransferasi (NNMT) |
| È un peptide? | No |
| Studi clinici umani pubblicati | Nessuno |
Nelle sezioni che seguono esaminiamo che cosa questa molecola fa negli esperimenti pubblicati, dove si fermano i dati e quali domande restano senza risposta. Il contenuto è di natura informativa ed educativa e non sostituisce in alcun caso il parere di un professionista sanitario.
Come agirebbe il 5-amino-1MQ sulla NNMT?
Il bersaglio del 5-amino-1MQ è un singolo enzima: la nicotinammide N-metiltransferasi, abbreviata in NNMT. Questo enzima catalizza una reazione semplice e irreversibile: preleva un gruppo metile dalla S-adenosilmetionina (SAM), il principale donatore di metili dell'organismo, e lo trasferisce alla nicotinammide (una delle forme della vitamina B3). I prodotti sono la 1-metilnicotinammide (1-MNA) e la S-adenosilomocisteina (SAH). La 1-MNA viene poi eliminata per via urinaria.
Il 5-amino-1MQ è stato progettato come inibitore che occupa il sito di legame del substrato, cioè la tasca in cui l'enzima accoglie normalmente la nicotinammide. La sua struttura metilchinolinica somiglia abbastanza al prodotto della reazione da poter competere per quello spazio. Nello studio che ha descritto questa serie di molecole, pubblicato su Biochemical Pharmacology nel 2018 da Neelakantan e colleghi, gli autori riportano che gli scheletri metilchinolinici con sostituzione amminica primaria mostravano un'elevata permeabilità attraverso le membrane e un'alta selettività, senza inibire altre metiltransferasi dipendenti dal SAM né gli enzimi della via di recupero del NAD+.
Quella selettività è un punto importante dal punto di vista farmacologico. Le metiltransferasi che usano il SAM sono numerose e intervengono in processi delicati, dalla regolazione epigenetica al metabolismo delle catecolamine. Un inibitore che le colpisse indiscriminatamente sarebbe difficile da sviluppare. Gli autori riferiscono invece un profilo mirato sulla NNMT nelle condizioni sperimentali testate. Resta che la selettività misurata in vitro, su un pannello di enzimi scelti dagli sperimentatori, non equivale a una selettività dimostrata in un organismo umano intero.
Va sottolineato il condizionale usato in questa sezione. Tutto ciò che sappiamo sul modo in cui il 5-amino-1MQ agisce proviene da sistemi isolati, colture cellulari e roditori. L'inibizione della NNMT è un meccanismo plausibile e documentato in quei contesti, ma il passaggio dal meccanismo all'effetto clinico è esattamente il punto in cui la maggior parte dei composti sperimentali si fermano. Il 5-amino-1MQ, a oggi, non ha superato quel passaggio.
Perché la NNMT collega il NAD+ e il SAM?
La reazione catalizzata dalla NNMT si trova all'incrocio di due vie metaboliche centrali, e questo spiega l'interesse della ricerca per questo enzima. Dal lato della nicotinammide, l'enzima compete con la via di recupero del NAD+. Nelle cellule umane, la nicotinammide viene normalmente riciclata in nicotinammide mononucleotide dall'enzima NAMPT e poi in NAD+, il cofattore redox indispensabile alla produzione di energia mitocondriale e substrato delle sirtuine e delle PARP. Quando la NNMT metila la nicotinammide, quella molecola esce definitivamente dal ciclo: la 1-MNA non può tornare a essere NAD+.
Dal lato del donatore di metili, la NNMT consuma SAM. Il SAM alimenta la metilazione del DNA, degli istoni, dei fosfolipidi, dei neurotrasmettitori e di molte altre reazioni. Una NNMT molto attiva rappresenta quindi un consumo continuo di capacità di metilazione cellulare. Pavlos Pissios, in una rassegna pubblicata su Trends in Endocrinology and Metabolism nel 2017, ha descritto proprio questo cambio di prospettiva: la NNMT non è semplicemente l'enzima che elimina la vitamina B3 in eccesso, ma un nodo regolatorio del metabolismo dei donatori di metili.
La prova sperimentale più citata di questo doppio collegamento risale allo studio di Kraus e colleghi pubblicato su Nature nel 2014. Gli autori hanno ridotto l'espressione di Nnmt nel tessuto adiposo bianco e nel fegato dei topi tramite oligonucleotidi antisenso e hanno osservato una protezione dall'obesità indotta dalla dieta. Nel tessuto adiposo, la riduzione dell'enzima si accompagnava a un aumento dei livelli di SAM e di NAD+, a un'attivazione del flusso delle poliammine attraverso gli enzimi ODC e SSAT e a un aumento della spesa energetica cellulare.
Da questo quadro nasce la logica del 5-amino-1MQ: se bloccare la NNMT nel tessuto adiposo con uno strumento genetico produce quegli effetti nel topo, una molecola che inibisca lo stesso enzimo per via farmacologica potrebbe riprodurli. È un'ipotesi ragionevole, non una conclusione. L'espressione della NNMT varia molto tra tessuti e tra specie, e le conseguenze di una sua inibizione prolungata nell'essere umano non sono state misurate.
Che cosa mostrano gli studi sugli adipociti?
La parte più solida del dossier sul 5-amino-1MQ riguarda le cellule adipose. Nello studio di Neelakantan e colleghi del 2018 su Biochemical Pharmacology, il trattamento degli adipociti con gli inibitori della NNMT della serie metilchinolinica produceva tre effetti coerenti tra loro: una riduzione della 1-MNA intracellulare, cioè la conferma che l'enzima bersaglio era effettivamente inibito dentro la cellula, un aumento del NAD+ e del SAM intracellulari e una soppressione della lipogenesi, vale dire della sintesi di nuovi lipidi.
Questa catena di osservazioni è esattamente ciò che si aspetterebbe un farmacologo se il meccanismo proposto fosse corretto: prima il marcatore dell'inibizione enzimatica, poi l'accumulo dei due metaboliti risparmiati, poi un effetto funzionale sul metabolismo lipidico. È un argomento di coerenza interna e rappresenta il motivo principale per cui la molecola continua a essere studiata.
Il contesto biologico rende l'adipocita un bersaglio plausibile. La NNMT è particolarmente espressa nel tessuto adiposo e il suo livello sembra legato allo stato metabolico. Nello studio di Kannt e colleghi pubblicato su Diabetologia nel 2015, l'espressione di NNMT è stata misurata nel tessuto adiposo umano in tre gruppi di partecipanti: 199 pazienti sottoposti a chirurgia addominale, 60 persone inserite in un programma di esercizio di 12 settimane e 55 pazienti in un percorso di chirurgia bariatrica in due fasi. I pazienti con diabete di tipo 2 manifesto presentavano un'espressione di NNMT circa due volte superiore ai controlli, sia nel tessuto adiposo omentale sia in quello sottocutaneo, e negli individui insulino-resistenti la sensibilità all'insulina risultava inversamente correlata alla 1-MNA plasmatica e all'mRNA di NNMT nel tessuto adiposo.
Due precisazioni sono necessarie per leggere correttamente questi dati. La prima è che lo studio di Kannt del 2015 è un'indagine di associazione su tessuto umano: mostra che la NNMT è più espressa in presenza di disfunzione metabolica, non che inibirla migliori quella disfunzione nell'uomo, e non riguarda il 5-amino-1MQ. La seconda è che i risultati su adipociti in coltura descrivono una cellula isolata, a concentrazioni scelte dallo sperimentatore, in assenza di fegato, intestino, reni e sistema endocrino. Se vi interessa il quadro più ampio dei meccanismi coinvolti nella perdita di grasso, trovate una panoramica nell'articolo su come i peptidi intervengono nella perdita di peso.
Che cosa mostrano gli studi sui topi obesi?
Il modello usato praticamente in tutti gli studi in vivo sul 5-amino-1MQ è il topo reso obeso dalla dieta, in genere ceppo C57BL/6 alimentato con una dieta molto ricca di grassi. Nello studio del 2018 su Biochemical Pharmacology, gli autori riferiscono che gli inibitori della NNMT somministrati a questi animali riducevano il peso corporeo e la massa grassa, e in particolare che la perdita di peso avveniva senza una riduzione dell'assunzione di cibo. Quest'ultimo dettaglio è ciò che ha attirato maggiormente l'attenzione, perché distingue il meccanismo da quello degli agenti che agiscono riducendo l'appetito.
Un secondo gruppo di lavoro ha affrontato la domanda del contesto alimentare. Nello studio di Sampson e colleghi pubblicato su Scientific Reports nel 2021, l'inibizione della NNMT è stata combinata nei topi obesi con il passaggio a una dieta a ridotto apporto calorico. La combinazione accelerava e migliorava la perdita di peso e di grasso rispetto alla sola modifica dietetica, aumentava il rapporto tra massa magra e peso corporeo, riduceva il peso del fegato e del tessuto adiposo bianco epididimale e migliorava la steatosi epatica, riportando la composizione corporea e i parametri di adiposità epatica ai livelli dei topi di controllo con dieta magra della stessa età.
La ricerca sulla NNMT non si limita al tessuto adiposo. Nel 2019, sempre su Biochemical Pharmacology, Neelakantan e colleghi hanno indagato un inibitore della NNMT nel muscolo scheletrico invecchiato del topo, partendo dall'osservazione che l'enzima è sovraespresso con l'età nel muscolo e che questo si associa a una compromissione della via di recupero del NAD+, a un'attività alterata della sirtuina 1 e a una maggiore senescenza delle cellule staminali muscolari. Gli autori riportano un'attivazione delle cellule staminali senescenti e un miglioramento della capacità rigenerativa del muscolo invecchiato.
Occorre poi distinguere il 5-amino-1MQ dagli altri inibitori della NNMT, perché la letteratura viene spesso citata in blocco. Lo studio di Kannt e colleghi del 2018 su Scientific Reports, per esempio, descrive JBSNF-000088, un analogo della nicotinammide chimicamente diverso, che nei topi obesi riduceva il peso corporeo, migliorava la sensibilità all'insulina e normalizzava la tolleranza al glucosio ai livelli dei topi magri di controllo. Sono dati che rafforzano l'interesse per il bersaglio NNMT, non risultati ottenuti con il 5-amino-1MQ.
Il limite comune a tutto questo insieme di studi è la specie e la durata. Si tratta di roditori, con esperimenti dell'ordine di giorni o settimane, disegnati per testare un'ipotesi meccanicistica e non per stabilire sicurezza o efficacia. La storia della farmacologia metabolica è ricca di molecole che hanno fatto perdere grasso ai topi senza mai arrivare a un uso umano.
Perché il 5-amino-1MQ viene associato al NAD+?
Nel marketing online il 5-amino-1MQ viene frequentemente presentato accanto alla nicotinammide riboside, al nicotinammide mononucleotide o al NAD+ stesso, come se fossero varianti dello stesso approccio. Il collegamento ha una base reale, ma la strategia biologica è diversa e la distinzione merita attenzione.
I precursori del NAD+ agiscono per apporto: si fornisce all'organismo più materia prima nella speranza che una parte venga convertita in NAD+. Un inibitore della NNMT agisce invece per conservazione: non aggiunge nulla, ma blocca una via di uscita che allontana definitivamente la nicotinammide dal ciclo del NAD+. È la differenza tra aprire più il rubinetto e chiudere una perdita. Nel tessuto adiposo dei topi, lo studio di Kraus del 2014 ha effettivamente mostrato un aumento del NAD+ in seguito alla riduzione dell'espressione dell'enzima, e lo studio del 2018 ha riportato un aumento del NAD+ negli adipociti trattati con gli inibitori metilchinolinici.
Da qui in poi, però, il discorso diventa speculativo per l'essere umano. Non esiste alcuna pubblicazione che dimostri che il 5-amino-1MQ aumenti il NAD+ nei tessuti di una persona, né che indichi quale esposizione sarebbe necessaria per ottenere un tale effetto. Per orientarvi nel panorama molto più studiato delle strategie legate al NAD+, può essere utile la nostra panoramica su dove si colloca il NAD+ e come viene commercializzato, che resta un dossier distinto e con una letteratura propria.
Esiste inoltre una complicazione raramente menzionata. La 1-MNA, il metabolita che l'inibizione della NNMT riduce, non è necessariamente un semplice prodotto di scarto. Nello studio di Ström e colleghi pubblicato su Scientific Reports nel 2018, la N1-metilnicotinammide è descritta come una molecola di segnalazione prodotta nel muscolo scheletrico e coinvolta nel coordinamento del metabolismo energetico. Se la 1-MNA ha funzioni proprie, abbassarla in modo cronico potrebbe avere conseguenze che i modelli attuali non catturano. È un esempio concreto di quanto il bilancio complessivo dell'inibizione della NNMT nell'uomo resti aperto.
Perché viene venduto in capsule e non in fiale?
Chi naviga tra i cataloghi nota subito un'anomalia: mentre la maggior parte dei composti venduti su questi siti arriva come polvere liofilizzata in fiala, da ricostituire, il 5-amino-1MQ è proposto quasi sempre in capsule. La ragione è chimica, non commerciale.
I peptidi sono catene di amminoacidi e le proteasi del tratto digerente le smontano. Per questo i peptidi iniettabili sono iniettabili: la via orale distruggerebbe la molecola prima che possa essere assorbita. Il 5-amino-1MQ non ha legami peptidici da tagliare. È una piccola molecola aromatica stabile in ambiente acido e non riconosciuta dalle proteasi, quindi la forma orale è tecnicamente possibile, come lo è per la maggior parte dei farmaci a basso peso molecolare.
Possibile non significa però efficiente. Il 5-amino-1MQ porta un azoto quaternario permanentemente carico, e le molecole con una carica permanente attraversano le membrane biologiche con maggiore difficoltà rispetto a quelle neutre. È proprio il problema che il lavoro di chimica medicinale alla base di questa serie cercava di risolvere aggiungendo il gruppo amminico primario, che migliorava la permeabilità cellulare. Negli studi animali, le vie di somministrazione utilizzate dai ricercatori sono state in parte parenterali, e non esistono dati pubblicati sulla biodisponibilità orale di questa molecola nell'essere umano. Tradotto: nessuno ha dimostrato quale frazione del contenuto di una capsula raggiunga effettivamente gli adipociti di una persona.
A questo si aggiunge un problema di qualità del prodotto. Il 5-amino-1MQ non ha una monografia farmacopeica, non esiste uno standard di riferimento per il dosaggio nelle capsule e il contenuto dichiarato non è verificato da un'autorità. Identità, purezza, contenuto effettivo e presenza di solventi residui o di sottoprodotti di sintesi dipendono interamente dal produttore. Per questo non riportiamo né raccomandiamo alcun dosaggio e non indichiamo fonti di acquisto. Chi vuole confrontare i diversi composti associati al metabolismo lipidico può consultare la nostra analisi dei peptidi più studiati per la perdita di grasso o la monografia su MOTS-c, che a differenza del 5-amino-1MQ è un vero peptide di origine mitocondriale.
Che cosa si sa della sicurezza nell'uomo?
La risposta più onesta è la più breve: non si sa. Non esiste alcuno studio clinico sul 5-amino-1MQ pubblicato nella letteratura sottoposta a revisione tra pari, non sono disponibili dati di farmacocinetica umana, non è stato pubblicato alcuno studio di tossicologia regolatoria e non esiste un profilo di eventi avversi documentato. Qualunque affermazione sulla tollerabilità di questa molecola nell'essere umano, in un senso o nell'altro, non si basa su dati pubblicati.
Gli studi sui roditori non colmano questa lacuna. Erano disegnati per verificare un'ipotesi meccanicistica su durate brevi, con animali giovani, geneticamente omogenei, in condizioni controllate e senza patologie concomitanti né altri farmaci. Un protocollo di questo tipo non è costruito per rilevare una tossicità d'organo lenta, un effetto sulla riproduzione, un rischio oncologico o un'interazione farmacologica, e l'assenza di segnali riportati in un esperimento di quel tipo non costituisce una prova di sicurezza.
Dal punto di vista teorico esistono alcune aree che un valutatore guarderebbe con attenzione. La NNMT è espressa a livelli elevati nel fegato, quindi il metabolismo epatico dei donatori di metili è il primo territorio interessato. L'aumento cronico del SAM intracellulare modifica potenzialmente l'equilibrio delle reazioni di metilazione, inclusa quella del DNA, con conseguenze a lungo termine non caratterizzate. La 1-MNA, come visto, potrebbe avere funzioni proprie. Infine la NNMT è molto studiata anche in oncologia, dove la sua sovraespressione è stata descritta in diversi tumori: questo rende il quadro complesso piuttosto che semplicemente rassicurante o allarmante, e sottolinea che il bersaglio non è metabolicamente neutro.
Esiste un dato umano indiretto che vale la pena citare per onestà intellettuale, pur non riguardando la molecola. Nello studio di Wu e colleghi pubblicato sul Journal of Human Genetics nel 2025, un'analisi genetica ha associato l'inibizione genetica della NNMT a un rischio ridotto di steatosi epatica alcol-correlata, con un hazard ratio di 0,67 e un intervallo di confidenza al 95% da 0,49 a 0,90 (P = 0,009), senza un aumento significativo delle transaminasi sieriche. È un segnale interessante sul bersaglio nell'uomo, ottenuto con una variante genetica e non con un farmaco, e non dice nulla sulla sicurezza del 5-amino-1MQ assunto per bocca.
Una nota conclusiva su questo punto: il 5-amino-1MQ non è approvato per l'uso umano e non deve essere considerato un'opzione terapeutica. Se state valutando interventi sul peso o sul metabolismo, rivolgetevi a un medico e privilegiate le opzioni con un dossier clinico verificabile. Per il quadro generale dei rischi associati ai composti di questo mercato, può essere utile il nostro approfondimento sulla sicurezza dei peptidi e dei composti da ricerca.
Qual è lo stato normativo del 5-amino-1MQ?
Il 5-amino-1MQ non è un medicinale autorizzato. Non ha ottenuto alcuna approvazione dalla Food and Drug Administration statunitense né dall'Agenzia europea per i medicinali per nessuna indicazione, in nessun paese. Non esiste quindi un riassunto delle caratteristiche del prodotto, un foglietto illustrativo approvato, un dosaggio autorizzato né un sistema di farmacovigilanza che raccolga gli eventi avversi.
Nell'Unione Europea non è neppure un ingrediente ammesso negli integratori alimentari. La normativa europea sui nuovi alimenti richiede un'autorizzazione preventiva basata su una valutazione della sicurezza per qualunque sostanza non consumata in misura significativa prima del maggio 1997, e il 5-amino-1MQ non rientra tra le sostanze autorizzate. Di conseguenza, la sua commercializzazione come prodotto destinato al consumo umano non è conforme al quadro normativo, indipendentemente da come viene presentato il prodotto.
Da qui deriva l'etichetta che si incontra su quasi tutti questi siti: per sola ricerca di laboratorio, non destinato al consumo umano. Questa formula non è una precauzione stilistica, è il meccanismo che permette la vendita di una sostanza non autorizzata collocandola fuori dalla categoria dei prodotti per uso umano. La responsabilità ricade interamente sull'acquirente, e nessuna delle garanzie associate a un medicinale, dalla purezza certificata alla tracciabilità dei lotti, è applicabile.
Due considerazioni pratiche completano il quadro. La prima riguarda gli sportivi soggetti a controllo antidoping: il codice mondiale antidoping comprende una categoria dedicata alle sostanze non approvate, che vieta qualunque sostanza farmacologica priva di approvazione attuale da parte di un'autorità sanitaria governativa per uso terapeutico umano e non contemplata in altre sezioni dell'elenco. Una molecola sperimentale come il 5-amino-1MQ ricade in questa definizione. La seconda riguarda l'importazione: le norme doganali e sanitarie variano da un paese all'altro e l'acquisto all'estero di sostanze non autorizzate può comportare sequestri o conseguenze legali. Verificate sempre la normativa della vostra giurisdizione.
Che cosa resta sconosciuto?
Riassumere ciò che non sappiamo è, nel caso del 5-amino-1MQ, più informativo che riassumere ciò che sappiamo. L'elenco è lungo e tocca tutti i livelli della catena che porta da un'ipotesi di laboratorio a un uso informato.
- Farmacocinetica umana: assorbimento orale, distribuzione tissutale, emivita, metabolismo ed eliminazione non sono stati descritti nell'essere umano in alcuna pubblicazione.
- Esposizione efficace: non si sa quale concentrazione plasmatica o tissutale sarebbe necessaria per inibire in modo significativo la NNMT in una persona, né se sia raggiungibile per via orale.
- Effetto sul NAD+ umano: nessun dato pubblicato misura il NAD+ tissutale in persone esposte alla molecola.
- Efficacia clinica: nessuno studio ha valutato peso, massa grassa, sensibilità all'insulina o parametri epatici nell'uomo.
- Sicurezza a lungo termine: gli effetti di un'inibizione cronica della NNMT sulla metilazione del DNA, sulla funzione epatica, sul rischio oncologico e sulla riproduzione non sono caratterizzati.
- Interazioni: non esistono dati su interazioni con farmaci, incluso qualunque trattamento metabolico o farmaco metabolizzato dal fegato.
- Popolazioni particolari: nessun dato in gravidanza, allattamento, età pediatrica, età avanzata, insufficienza epatica o renale.
- Dipendenza dal contesto: i risultati più marcati nel topo sono stati ottenuti in combinazione con una riduzione dell'apporto calorico, e il contributo della molecola in assenza di modifiche dietetiche resta poco definito.
- Qualità dei prodotti in commercio: identità, purezza e contenuto reale delle capsule vendute online non sono verificati da un'autorità indipendente.
Niente di tutto questo significa che la NNMT sia un bersaglio privo di interesse. Al contrario: i dati di Kraus del 2014, la caratterizzazione chimica del 2018, i risultati sul muscolo invecchiato del 2019 e i segnali genetici umani più recenti descrivono un'area di ricerca legittima e attiva, e la rassegna di Pissios spiega bene perché un enzima che consuma contemporaneamente nicotinammide e SAM meriti attenzione. Significa che il 5-amino-1MQ, nel 2026, è una molecola allo stadio preclinico vendute come se fosse un prodotto finito.
La distanza tra queste due cose è il contenuto principale di questo articolo. Un lettore informato può apprezzare l'eleganza del meccanismo e allo stesso tempo riconoscere che le prove necessarie per un uso umano non sono state prodotte. Questo testo ha finalità esclusivamente educative, non costituisce un consiglio medico e non raccomanda alcun uso: parlate con un professionista sanitario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione relativa alla vostra salute.
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Domande frequenti
Il 5-amino-1MQ è un peptide?
Che cos'è la NNMT e perché viene studiata?
Esistono studi clinici sul 5-amino-1MQ nell'uomo?
Il 5-amino-1MQ fa perdere grasso?
Perché il 5-amino-1MQ viene venduto in capsule mentre i peptidi sono in fiale?
Il 5-amino-1MQ aumenta il NAD+?
Il 5-amino-1MQ è legale e approvato?
Quali sono i rischi noti del 5-amino-1MQ?
Fonti
- Neelakantan H, Vance V, Wetzel MD, et al. (2018). Selective and membrane-permeable small molecule inhibitors of nicotinamide N-methyltransferase reverse high fat diet-induced obesity in mice. Biochemical Pharmacology.
- Kraus D, Yang Q, Kong D, et al. (2014). Nicotinamide N-methyltransferase knockdown protects against diet-induced obesity. Nature.
- Kannt A, Rajagopal S, Kadnur SV, et al. (2018). A small molecule inhibitor of Nicotinamide N-methyltransferase for the treatment of metabolic disorders. Scientific Reports.
- Pissios P. (2017). Nicotinamide N-Methyltransferase: More Than a Vitamin B3 Clearance Enzyme. Trends in Endocrinology and Metabolism.
- Kannt A, Pfenninger A, Teichert L, et al. (2015). Association of nicotinamide-N-methyltransferase mRNA expression in human adipose tissue and the plasma concentration of its product, 1-methylnicotinamide, with insulin resistance. Diabetologia.
- Neelakantan H, Brightwell CR, Graber TG, et al. (2019). Small molecule nicotinamide N-methyltransferase inhibitor activates senescent muscle stem cells and improves regenerative capacity of aged skeletal muscle. Biochemical Pharmacology.
- Ström K, Morales-Alamo D, Ottosson F, et al. (2018). N1-methylnicotinamide is a signalling molecule produced in skeletal muscle coordinating energy metabolism. Scientific Reports.
- Wu B, Weng X, Pan Y, et al. (2025). Genetic inhibition of nicotinamide N-methyltransferase and prevention of alcohol-associated fatty liver in humans. Journal of Human Genetics.
- Sampson CM, Dimet AL, Neelakantan H, et al. (2021). Combined nicotinamide N-methyltransferase inhibition and reduced-calorie diet normalizes body composition and enhances metabolic benefits in obese mice. Scientific Reports.