Che cos'è l'orforglipron e perché non è un peptide?
L'orforglipron (sigla di sviluppo LY3502970, in precedenza OWL833) è un agonista non peptidico del recettore del GLP-1 sviluppato da Eli Lilly. La definizione tecnica contiene già il punto più importante di questa guida: a differenza di semaglutide, liraglutide, tirzepatide o retatrutide, l'orforglipron non è una catena di aminoacidi. È una piccola molecola organica di sintesi, con formula C₄₈H₄₈F₂N₁₀O₅ e un peso molecolare di circa 883 g/mol.
Per dare un ordine di grandezza: la semaglutide è un analogo peptidico di 31 aminoacidi con una massa molecolare di circa 4113 Da, vale oltre quattro volte quella dell'orforglipron. Questa differenza non è un dettaglio da chimici. Le proteine e i peptidi introdotti per bocca vengono attaccati dall'acidità gastrica e dalle proteasi digestive, e attraversano con grande difficoltà l'epitelio intestinale. È per questo che quasi tutti i farmaci della classe incretinica sono iniettabili, e che la versione orale della semaglutide ha richiesto un eccipiente dedicato (il salcaprozato sodico, o SNAC) insieme a condizioni di assunzione molto rigide.
Una piccola molecola non ha questo problema. Non presenta legami peptidici da idrolizzare, viene assorbita con i normali meccanismi dei farmaci orali e può essere formulata in una compressa convenzionale. Se volete un inquadramento più generale della fisiologia su cui agiscono questi composti, il nostro approfondimento sul GLP-1 e la panoramica sugli agonisti del recettore GLP-1 descrivono il contesto in cui l'orforglipron si inserisce.
Un'ultima precisazione terminologica, utile perché fonte di confusione frequente: l'orforglipron viene spesso citato negli elenchi di "peptidi per la perdita di peso" insieme a composti come la tirzepatide. Dal punto di vista chimico questa collocazione è scorretta. L'orforglipron condivide con quei farmaci il bersaglio molecolare, il recettore del GLP-1, ma non la natura chimica. Chiamarlo peptide significa attribuirgli proprietà farmacocinetiche che non ha.
Nota: questo contenuto ha finalità educative. Non contiene indicazioni posologiche e non sostituisce una valutazione medica individuale.
Come può una piccola molecola attivare il recettore del GLP-1?
Il recettore del GLP-1 appartiene alla classe B dei recettori accoppiati a proteine G, una famiglia progettata dall'evoluzione per legare ormoni peptidici relativamente grandi. Per decenni si è ritenuto difficile che una piccola molecola potesse riprodurre questa attivazione in modo efficace. I lavori strutturali pubblicati nel 2020 su PNAS da Kawai e colleghi hanno mostrato, con microscopia crioelettronica, che l'LY3502970 si lega al recettore secondo una modalità che coinvolge il dominio extracellulare, un meccanismo diverso da quello del peptide naturale ma capace di attivare la segnalazione a valle.
Gli stessi autori hanno riportato che, nei modelli preclinici, il composto mostrava una farmacologia comparabile a quella di un agonista GLP-1 iniettabile già in commercio e proprietà farmacocinetiche compatibili con una somministrazione orale nell'uomo. È il passaggio concettuale che rende possibile l'intera storia clinica successiva: non una nuova formulazione di un peptide, ma una molecola progettata fin dall'inizio per essere assorbita per bocca.
Le conseguenze pratiche riguardano soprattutto le modalità di assunzione. La semaglutide orale deve essere presa a stomaco vuoto, con non più di 120 mL di acqua, attendendo almeno 30 minuti prima di assumere cibo, altre bevande o altri farmaci: queste condizioni erano previste dagli studi di fase 3 e sono riportate nelle informazioni di prodotto, perché il cibo riduce in modo rilevante l'esposizione al principio attivo. Per l'orforglipron, la scheda tecnica statunitense approvata nel 2026 indica che la compressa può essere assunta in qualsiasi momento della giornata, senza restrizioni relative a cibo e acqua.
Da un punto di vista farmacologico il profilo funzionale resta quello atteso per la classe: rallentamento dello svuotamento gastrico, aumento della secrezione insulinica glucosio-dipendente, riduzione dell'appetito e dell'assunzione calorica. Sono gli stessi meccanismi descritti nella nostra guida ai farmaci incretinici di nuova generazione, con la differenza che qui il vettore chimico è una piccola molecola.
Resta un punto da non sottovalutare: essendo un substrato del metabolismo epatico dei farmaci, una piccola molecola è potenzialmente più esposta a interazioni farmacologiche rispetto a un peptide eliminato per via proteolitica. Sono stati pubblicati studi clinici dedicati alla caratterizzazione delle interazioni dell'orforglipron con enzimi e trasportatori, e la valutazione di eventuali interazioni con altre terapie in corso è una questione clinica che spetta al medico prescrittore.
Qual è lo stato regolatorio dell'orforglipron oggi?
Questa sezione riporta lo stato verificato alla data di redazione, il 30 settembre 2026. Lo stato regolatorio dei farmaci cambia rapidamente: prima di considerare aggiornata qualunque informazione di questo tipo, verificate direttamente presso le agenzie competenti.
Stati Uniti. La FDA ha approvato l'orforglipron il 1 aprile 2026 con il nome commerciale Foundayo. L'indicazione autorizzata riguarda la gestione cronica del peso come complemento a una dieta ipocalorica e a un aumento dell'attività fisica, negli adulti con obesità oppure negli adulti in sovrappeso in presenza di almeno una condizione correlata al peso. L'azienda ha comunicato che la compressa può essere assunta in qualunque momento della giornata, senza restrizioni di cibo o acqua, e che la distribuzione è iniziata nei giorni immediatamente successivi all'approvazione.
Diabete di tipo 2 negli Stati Uniti. Alla data di redazione, l'indicazione per il diabete di tipo 2 non risulta ancora approvata dalla FDA. L'azienda ha dichiarato di aver presentato la domanda nel corso del 2026, sulla base del programma di studi ACHIEVE. Un'eventuale decisione va verificata sui canali ufficiali.
Regno Unito. La MHRA ha autorizzato l'orforglipron il 10 agosto 2026, rendendo il Regno Unito il primo Paese europeo ad autorizzare questa compressa, con indicazioni che comprendono sia la gestione del peso sia il diabete di tipo 2.
Unione Europea. Alla data di redazione non risulta un'autorizzazione all'immissione in commercio rilasciata attraverso la procedura centralizzata europea, e diverse fonti indicano un lancio europeo previsto in un momento successivo. Poiché su questo punto specifico non abbiamo potuto verificare una fonte istituzionale primaria, lo presentiamo come informazione da confermare consultando direttamente il registro dei medicinali dell'EMA.
Due precisazioni importanti per i lettori. Primo: l'approvazione riguarda un medicinale soggetto a prescrizione, con dosaggi definiti nella scheda tecnica. Questa guida non riporta alcuna posologia e non descrive alcun protocollo di titolazione, perché si tratta di decisioni cliniche individuali. Secondo: i dosaggi indicati sulle confezioni commerciali non coincidono numericamente con quelli usati negli studi di fase 3 (6, 12 e 36 mg), quindi qualunque confronto tra risultati degli studi e prodotto in commercio deve passare dalla scheda tecnica autorizzata.
Che cosa hanno mostrato gli studi di fase 2?
Il programma di fase 2 ha prodotto due pubblicazioni di riferimento nel 2023, una nell'obesità e una nel diabete di tipo 2. Sono i dati che hanno giustificato il passaggio a un programma di fase 3 di ampie dimensioni.
Obesità (New England Journal of Medicine, 2023). In questo studio randomizzato controllato con placebo, condotto in adulti con obesità o sovrappeso, la variazione media del peso corporeo a 26 settimane è andata dall'8,6% al 12,6% nelle diverse coorti di dose di orforglipron, contro il 2,0% nel gruppo placebo. A 36 settimane l'intervallo era dal 9,4% al 14,7% con orforglipron e 2,3% con placebo. Una riduzione di almeno il 10% del peso entro la settimana 36 si è verificata nel 46% al 75% dei partecipanti trattati con orforglipron, contro il 9% di quelli in placebo.
Sul versante della tollerabilità, gli autori riportano che gli eventi avversi più comuni erano gastrointestinali, di intensità da lieve a moderata, concentrati principalmente durante la fase di incremento della dose, e che hanno portato all'interruzione del trattamento nel 10% al 17% dei partecipanti nelle varie coorti di dose. È un dato che vale la pena tenere a mente quando si leggono le percentuali di perdita di peso: l'efficacia media di una classe farmacologica va sempre letta insieme alla proporzione di persone che non riesce a proseguire la terapia.
Diabete di tipo 2 (The Lancet, 2023). Lo studio di fase 2 condotto da Frías e colleghi era uno studio di 26 settimane, in doppio cieco, randomizzato, con partecipanti reclutati in 45 centri negli Stati Uniti, Ungheria, Polonia e Slovacchia, che confrontava l'orforglipron con placebo e con dulaglutide. Gli autori concludono che alle dosi da 12 mg o superiori l'orforglipron ha prodotto riduzioni significative dell'emoglobina glicata e del peso corporeo rispetto al placebo e alla dulaglutide, con un profilo di eventi avversi simile a quello di altri agonisti del recettore GLP-1 in fase di sviluppo analoga.
Vale una nota metodologica: gli studi di fase 2 servono a individuare l'intervallo di dose e a generare ipotesi, non a stabilire l'efficacia definitiva. Le percentuali di fase 2, in questa classe di farmaci, sono state spesso più favorevoli di quelle successivamente confermate in fase 3, e l'orforglipron non è un'eccezione.
Quali risultati ha dato l'orforglipron nell'obesità (programma ATTAIN)?
ATTAIN-1 è lo studio registrativo nell'obesità, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2025. Si tratta di uno studio di fase 3 multinazionale, randomizzato, in doppio cieco, che ha valutato l'orforglipron una volta al giorno alle dosi di 6, 12 e 36 mg contro placebo per 72 settimane, come complemento a dieta sana e attività fisica, in adulti con obesità senza diabete mellito. Sono stati randomizzati 3127 partecipanti, con età media di 45 anni, il 64,2% donne, peso medio di 103,2 kg e indice di massa corporea medio di 37,0.
Il risultato principale: la variazione media relativa del peso corporeo dal basale alla settimana 72 è stata del 7,5% con 6 mg, dell'8,4% con 12 mg e dell'11,2% con 36 mg, contro il 2,1% con placebo. Nel gruppo da 36 mg, il 54,6% dei partecipanti ha perso almeno il 10% del peso, il 36,0% almeno il 15% e il 18,4% almeno il 20%. L'azienda ha inoltre comunicato un valore del 12,4% alla dose più alta calcolato con la cosiddetta stima di efficacia, che considera i partecipanti che hanno proseguito il trattamento: è una stima diversa, non un risultato aggiuntivo, e le due cifre non vanno sommate né usate in modo interscambiabile.
Gli endpoint secondari hanno mostrato miglioramenti significativi della circonferenza vita, della pressione arteriosa sistolica, dei trigliceridi e del colesterolo non-HDL. Gli eventi avversi hanno portato all'interruzione del trattamento nel 5,3% al 10,3% dei partecipanti nei gruppi orforglipron, contro il 2,7% nel gruppo placebo.
ATTAIN-2, pubblicato su The Lancet, ha valutato lo stesso schema a 72 settimane in persone con obesità e diabete di tipo 2, in 136 centri di dieci Paesi. Con la stima principale dello studio, la riduzione del peso è stata del 5,1% con 6 mg, del 7,0% con 12 mg e del 9,6% con 36 mg, contro il 2,5% con placebo. Le riduzioni dell'emoglobina glicata riportate con la stima di efficacia sono state di 1,29, 1,60 e 1,78 punti percentuali contro 0,14 punti con placebo.
Il divario tra ATTAIN-1 e ATTAIN-2 non è una sorpresa: nelle popolazioni con diabete di tipo 2 la perdita di peso ottenuta con i farmaci incretinici è sistematicamente inferiore a quella osservata in assenza di diabete, un fenomeno documentato anche per semaglutide e tirzepatide. È una delle ragioni per cui i confronti tra studi condotti su popolazioni diverse sono poco informativi.
Quali risultati ha dato nel diabete di tipo 2 (programma ACHIEVE)?
ACHIEVE-1, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2025, ha valutato l'orforglipron a 3, 12 e 36 mg contro placebo per 40 settimane in adulti con diabete di tipo 2 precoce e controllo glicemico inadeguato con dieta ed esercizio fisico. Sono stati randomizzati 559 partecipanti, con emoglobina glicata media al basale dell'8,0%.
Alla settimana 40, la variazione media stimata dell'emoglobina glicata rispetto al basale è stata di 1,24 punti percentuali con 3 mg, 1,47 punti con 12 mg e 1,48 punti con 36 mg, contro 0,41 punti con placebo. La variazione percentuale del peso corporeo è stata del 4,5%, 5,8% e 7,6% nei tre gruppi di dose, contro l'1,7% con placebo. L'interruzione permanente per eventi avversi si è verificata nel 4,4% al 7,8% dei partecipanti trattati con orforglipron e nell'1,4% di quelli in placebo.
Il programma ACHIEVE comprende anche studi di confronto diretto, che sono metodologicamente più informativi dei confronti indiretti. ACHIEVE-2 ha confrontato l'orforglipron con dapagliflozin in adulti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con metformina, con disegno di non inferiorità in aperto. ACHIEVE-3, pubblicato su The Lancet nel 2026, ha confrontato l'orforglipron con la semaglutide orale in 1698 adulti con diabete di tipo 2 in terapia con metformina, per 52 settimane, con quattro braccia di trattamento (orforglipron a due dosi e semaglutide orale a due dosi). Secondo gli autori e le comunicazioni dell'azienda, l'orforglipron ha prodotto riduzioni maggiori dell'emoglobina glicata e del peso corporeo rispetto alla semaglutide orale.
Su ACHIEVE-3 preferiamo non riportare cifre puntuali: le sintesi secondarie disponibili presentano valori non concordanti fra loro, probabilmente perché mescolano stime statistiche diverse, e in questi casi la scelta corretta è rimandare al testo originale invece di propagare un numero incerto.
Un ulteriore studio del programma, ACHIEVE-4, è stato dedicato alla sicurezza cardiovascolare in una popolazione con diabete di tipo 2; l'azienda ha comunicato il raggiungimento dell'endpoint primario di non inferiorità sugli eventi cardiovascolari maggiori. Trattandosi di un'informazione di origine aziendale, il dettaglio dei risultati va valutato sulla pubblicazione scientifica corrispondente. Nessuno di questi studi dimostra un beneficio di prevenzione cardiovascolare: la non inferiorità di sicurezza e la superiorità di efficacia sono due domande distinte.
Quali effetti indesiderati sono stati riportati negli studi?
Il profilo di tollerabilità dell'orforglipron descritto negli studi pubblicati è coerente con quello della classe degli agonisti del recettore GLP-1. Gli eventi avversi più frequenti sono gastrointestinali: nausea, vomito, diarrea, dispepsia e costipazione, in genere di intensità da lieve a moderata e concentrati nella fase di aumento progressivo della dose. Chi desidera un quadro sistematico di questi effetti nella classe può consultare il nostro approfondimento sugli effetti indesiderati degli agonisti GLP-1.
I tassi di interruzione sono l'indicatore più utile per valutare la tollerabilità reale. In ATTAIN-1, gli eventi avversi hanno portato all'interruzione nel 5,3% al 10,3% dei partecipanti trattati contro il 2,7% con placebo. In ACHIEVE-1, le interruzioni permanenti per eventi avversi sono state del 4,4% al 7,8% contro l'1,4% con placebo. Negli studi di fase 2, con schemi di titolazione diversi, le interruzioni erano state più elevate, dal 10% al 17%.
Sul fronte epatico è stata pubblicata nel 2026 su Diabetes, Obesity and Metabolism un'analisi aggregata di sette studi di fase 3, che ha incluso 11 220 partecipanti (6920 trattati con orforglipron e 4300 nei gruppi di confronto aggregati) con follow-up fino a 104 settimane. Gli autori riportano riduzioni medie di ALT e AST con orforglipron, elevazioni categoriali di ALT e AST generalmente bilanciate tra orforglipron e comparatori, e nessun caso compatibile con danno epatico indotto da farmaco secondo i criteri della legge di Hy. È un elemento rassicurante su un endpoint di sicurezza specifico, non una dichiarazione generale di sicurezza.
Restano applicabili le cautele generali della classe, riportate nelle informazioni di prodotto: attenzione nelle condizioni gastrointestinali preesistenti, valutazione del rischio di disidratazione in caso di vomito o diarrea prolungati, rischio di ipoglicemia quando il farmaco è associato a insulina o secretagoghi, e le avvertenze relative a pancreatite e a patologie della colecisti descritte per gli agonisti GLP-1. Per una piccola molecola metabolizzata per via epatica, va inoltre considerata la possibilità di interazioni farmacologiche.
Avvertenza medica: le informazioni di questa sezione descrivono dati pubblicati e non costituiscono una valutazione del rischio individuale. Qualunque decisione terapeutica, inclusa l'eventuale sospensione di un trattamento in corso, deve essere discussa con un professionista sanitario.
Come si confronta con semaglutide orale, semaglutide iniettabile e tirzepatide?
La tabella seguente mette a confronto quattro opzioni che agiscono sulla via incretinica, con l'obiettivo di chiarire le differenze di natura chimica, via di somministrazione e vincoli pratici. I risultati riportati provengono da studi diversi, condotti su popolazioni diverse e con durate diverse: non costituiscono un confronto diretto e non permettono di stabilire una graduatoria di efficacia.
| Caratteristica | Orforglipron | Semaglutide orale 25 mg | Semaglutide iniettabile 2,4 mg | Tirzepatide 15 mg |
|---|---|---|---|---|
| Natura della molecola | Piccola molecola non peptidica (circa 883 g/mol) | Peptide, analogo del GLP-1, con eccipiente di assorbimento (SNAC) | Peptide, analogo del GLP-1 | Peptide, doppio agonista dei recettori GIP e GLP-1 |
| Via di somministrazione | Compressa orale, una volta al giorno | Compressa orale, una volta al giorno | Iniezione sottocutanea settimanale | Iniezione sottocutanea settimanale |
| Vincoli di assunzione | Nessuna restrizione di cibo o acqua secondo la scheda tecnica statunitense, assumibile in qualunque momento della giornata | A digiuno, con non più di 120 mL di acqua, attendendo almeno 30 minuti prima di cibo, bevande o altri farmaci | Nessun vincolo alimentare, richiede tecnica di iniezione e conservazione refrigerata | Nessun vincolo alimentare, richiede tecnica di iniezione e conservazione refrigerata |
| Stato regolatorio (al 30 settembre 2026) | Approvato FDA il 1 aprile 2026 per la gestione del peso; autorizzato MHRA nel Regno Unito ad agosto 2026 per peso e diabete di tipo 2; indicazione diabete negli Stati Uniti in valutazione | Approvato dalla FDA per la gestione del peso, con disponibilità a partire da gennaio 2026 | Approvato per il diabete di tipo 2 (2017) e per la gestione del peso (2021) | Approvato per il diabete di tipo 2 (2022) e per la gestione del peso (2023) |
| Risultato pubblicato di riferimento | ATTAIN-1: riduzione media del peso dell'11,2% a 72 settimane con 36 mg contro 2,1% con placebo | OASIS 4: riduzione media del peso del 13,6% a 64 settimane contro 2,2% con placebo | STEP 1: riduzione media del peso del 14,9% a 68 settimane contro 2,4% con placebo | SURMOUNT-1: riduzione media del peso del 20,9% a 72 settimane contro 3,1% con placebo |
Quello che la tabella mostra con chiarezza è la dissociazione fra comodità e potenza. L'orforglipron è l'opzione con i vincoli pratici più leggeri, mentre le percentuali di riduzione del peso più elevate restano finora riportate per il doppio agonista iniettabile. La semaglutide orale a 25 mg raggiunge valori vicini a quelli della forma iniettabile, ma al prezzo di condizioni di assunzione che influiscono sull'aderenza nella vita reale.
L'unico confronto diretto pubblicato in questo insieme è ACHIEVE-3, tra orforglipron e semaglutide orale in persone con diabete di tipo 2, favorevole all'orforglipron sugli endpoint di glicemia e peso. Non esistono, alla data di redazione, studi di confronto diretto fra orforglipron e tirzepatide. Per approfondire i singoli composti rimandiamo alle nostre schede su semaglutide, tirzepatide e retatrutide, oltre alla panoramica sulle alternative agli agonisti GLP-1 più noti.
Quali domande restano senza risposta?
Durata del beneficio e mantenimento. Gli studi registrativi coprono 40 o 72 settimane. L'obesità e il diabete di tipo 2 sono condizioni croniche, e per i farmaci incretinici è ben documentato che la sospensione è seguita da un recupero parziale del peso perduto. Uno studio di fase 3b dedicato al mantenimento del peso dopo il passaggio da terapie iniettabili è stato pubblicato nel 2026 su Nature Medicine; è un tassello importante, ma l'insieme dei dati sul mantenimento a lungo termine resta in costruzione.
Esiti clinici duri. Le riduzioni di peso, di emoglobina glicata, di pressione e di lipidi sono marcatori intermedi. La dimostrazione che una terapia riduca infarti, ictus, insufficienza cardiaca o mortalità richiede studi dedicati sugli esiti, con follow-up pluriennale. Per l'orforglipron, i dati pubblicati alla data di redazione comprendono la valutazione della sicurezza cardiovascolare, non una dimostrazione di beneficio preventivo.
Popolazioni non ancora studiate a fondo. Come per l'intera classe, mancano dati robusti in gravidanza e allattamento, in età pediatrica, nell'insufficienza renale o epatica avanzata, e nelle persone con politerapie complesse, dove il profilo di interazione di una piccola molecola merita attenzione specifica.
Il problema dei prodotti non autorizzati. Con la visibilità mediatica di questa molecola sono comparse online polveri e soluzioni vendute come "orforglipron per uso di ricerca". L'orforglipron autorizzato è un medicinale soggetto a prescrizione, con una scheda tecnica, dosaggi definiti e controlli di qualità farmaceutica. I prodotti venduti al di fuori del circuito farmaceutico non offrono alcuna garanzia su identità, purezza, contenuto effettivo o contaminanti, e il loro uso non è sostenuto da alcuna evidenza. Questa guida non contiene e non conterrà link di acquisto.
Come leggere i numeri che trovate online. Tre errori ricorrenti: confrontare percentuali provenienti da studi su popolazioni diverse, confondere stime statistiche differenti calcolate sullo stesso studio (in ATTAIN-1, per esempio, 11,2% e 12,4% descrivono lo stesso risultato con due metodi di analisi), e citare le medie ignorando la variabilità individuale e la quota di persone che interrompe il trattamento. Una lettura corretta tiene insieme efficacia media, dispersione dei risultati e tollerabilità.
Disclaimer: contenuto a scopo esclusivamente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza medica, non indica dosaggi né protocolli terapeutici e non sostituisce il rapporto con il proprio medico o farmacista. La disponibilità e lo stato regolatorio dei farmaci citati variano da Paese a Paese e cambiano nel tempo.
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Domande frequenti
L'orforglipron è un peptide?
Perché non richiede iniezione, a differenza della maggior parte dei farmaci GLP-1?
Va assunto a digiuno come la semaglutide orale?
Quanta perdita di peso è stata riportata negli studi di fase 3?
Ed è efficace anche sulla glicemia?
Quali sono gli effetti indesiderati più frequenti?
È approvato e con quale nome commerciale?
Si può acquistare orforglipron "per uso di ricerca" online?
Fonti scientifiche
- Wharton S, Aronne LJ, Stefanski A, et al. (ATTAIN-1 Trial Investigators) (2025). Orforglipron, an Oral Small-Molecule GLP-1 Receptor Agonist for Obesity Treatment. The New England Journal of Medicine.
- Rosenstock J, Hsia S, Nevarez Ruiz L, et al. (ACHIEVE-1 Trial Investigators) (2025). Orforglipron, an Oral Small-Molecule GLP-1 Receptor Agonist, in Early Type 2 Diabetes. The New England Journal of Medicine.
- Horn DB, et al. (2025). Orforglipron, an oral small-molecule GLP-1 receptor agonist, for the treatment of obesity in people with type 2 diabetes (ATTAIN-2): a phase 3, double-blind, randomised, multicentre, placebo-controlled trial. The Lancet.
- ACHIEVE-3 Trial Investigators (2026). Efficacy and safety of once-daily oral orforglipron compared with oral semaglutide in adults with type 2 diabetes (ACHIEVE-3): a multinational, multicentre, non-inferiority, open-label, randomised, phase 3 trial. The Lancet.
- ACHIEVE-2 Trial Investigators (2026). Orforglipron compared with dapagliflozin in adults with type 2 diabetes and inadequate glycaemic control with metformin (ACHIEVE-2): a multicentre, randomised, non-inferiority, open-label, phase 3 trial. The Lancet.
- Frías JP, et al. (2023). Efficacy and safety of oral orforglipron in patients with type 2 diabetes: a multicentre, randomised, dose-response, phase 2 study. The Lancet.
- Wharton S, et al. (2023). Daily Oral GLP-1 Receptor Agonist Orforglipron for Adults with Obesity. The New England Journal of Medicine.
- Wharton S, Stefanski A, Chen J, Rao G, Twum EA, Denning M (2026). Hepatic Safety of Orforglipron in Adults With Obesity or Overweight and/or Type 2 Diabetes: A Pooled Analysis of the Orforglipron Phase 3 Clinical Trials. Diabetes, Obesity and Metabolism.
- Kawai T, Sun B, Yoshino H, et al. (2020). Structural basis for GLP-1 receptor activation by LY3502970, an orally active nonpeptide agonist. Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
- Wharton S, Lingvay I, Bogdanski P, et al. (OASIS 4) (2025). Oral Semaglutide at a Dose of 25 mg in Adults with Overweight or Obesity. The New England Journal of Medicine.
- Jastreboff AM, Aronne LJ, Ahmad NN, et al. (SURMOUNT-1) (2022). Tirzepatide Once Weekly for the Treatment of Obesity. The New England Journal of Medicine.
- Wilding JPH, Batterham RL, Calanna S, et al. (STEP 1 Study Group) (2021). Once-Weekly Semaglutide in Adults with Overweight or Obesity. The New England Journal of Medicine.
- U.S. Food and Drug Administration (2026). FOUNDAYO (orforglipron) tablets, for oral use: informazioni di prescrizione approvate. Drugs@FDA, documenti di etichettatura.
- Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) (2026). UK first in Europe to authorise orforglipron for weight management and type 2 diabetes. GOV.UK, comunicato ufficiale.