- Nello studio fondativo di Lee e colleghi (Cell Metabolism, 2015) il MOTS-c è stato somministrato a topi per via intraperitoneale a 0,5 mg/kg al giorno: un dato sperimentale murino, non un dosaggio umano.
- Non esiste alcuna dose umana validata di MOTS-c: nessuna autorità regolatoria ha approvato il peptide e non sono stati pubblicati studi di dose-ranging sull'uomo con la molecola nativa.
- L'unico dato clinico disponibile riguarda CB4211, un analogo modificato sviluppato da CohBar, testato in uno studio di fase 1a/1b con soli risultati topline resi pubblici nel 2021.
- I protocolli che circolano sui forum (tipicamente da 5 a 10 mg settimanali frazionati) non derivano da studi clinici, non sono stati validati e non devono essere considerati un riferimento terapeutico.
- La conversione tra milligrammi e microgrammi è pura aritmetica (1 mg = 1000 mcg), ma la concentrazione finale di un flaconcino dipende interamente dal volume di solvente aggiunto.
- Il MOTS-c è studiato come regolatore metabolico indotto dall'esercizio (Reynolds e colleghi, Nature Communications, 2021), non come sostituto dell'attività fisica.
- Questo contenuto è a scopo esclusivamente educativo: qualsiasi decisione riguardante la salute va discussa con un medico o un farmacista.
Che cos'è il MOTS-c e perché il dosaggio è così discusso?
Il MOTS-c (Mitochondrial Open Reading Frame of the 12S rRNA type-c) è un peptide di 16 amminoacidi codificato dal DNA mitocondriale, non da quello nucleare. Appartiene alla famiglia dei peptidi di derivazione mitocondriale, identificata a partire dal 2003 con l'humanina e ampliata nel 2015 con la caratterizzazione del MOTS-c da parte del gruppo di Changhan Lee e Pinchas Cohen. Si tratta quindi di una molecola endogena: il corpo umano la produce, i suoi livelli plasmatici sono misurabili e tendono a variare con l'età, l'esercizio fisico e lo stato metabolico.
La ricerca di informazioni sul dosaggio del MOTS-c è cresciuta parallelamente all'interesse per i cosiddetti mimetici dell'esercizio e per i peptidi legati al metabolismo energetico. Il problema è che la domanda "quanto MOTS-c assumere" presuppone l'esistenza di una risposta clinica consolidata, che semplicemente non c'è. Tra ciò che è stato somministrato a topi in condizioni di laboratorio e ciò che sarebbe appropriato in un essere umano esiste una distanza metodologica che nessun calcolo aritmetico può colmare.
Questo articolo non fornisce e non fornirà alcuna dose consigliata. L'obiettivo è diverso e, per un lettore informato, più utile: ricostruire con precisione che cosa è stato realmente somministrato nei vari modelli sperimentali, con quale via di somministrazione, per quanto tempo, e quali conclusioni sia legittimo trarne. Distingueremo con chiarezza tre livelli di evidenza: il dato preclinico animale, il singolo dato clinico disponibile su un analogo del MOTS-c, e i protocolli di origine comunitaria privi di validazione.
Per una panoramica generale sul meccanismo d'azione, sulla biologia mitocondriale e sullo stato della ricerca, può consultare la nostra monografia completa sul MOTS-c. Qui il focus resta esclusivamente sulla questione quantitativa.
Avvertenza importante: il MOTS-c è classificato come peptide da ricerca. Non è approvato da FDA o EMA per l'uso umano, il suo status legale varia da giurisdizione a giurisdizione e questo contenuto ha finalità esclusivamente educative.
Quali dosi di MOTS-c sono state usate negli studi sugli animali?
Il riferimento fondativo resta lo studio di Lee e colleghi pubblicato su Cell Metabolism nel 2015 (PMID 25738459). In questo lavoro, topi alimentati con dieta ad alto contenuto lipidico hanno ricevuto MOTS-c per via intraperitoneale alla dose di 0,5 mg/kg al giorno. Gli autori hanno osservato una riduzione dell'accumulo adiposo indotto dalla dieta e un miglioramento dei parametri di sensibilità insulinica, con un meccanismo che coinvolge la via della folato-metionina e l'attivazione dell'AMPK nel muscolo scheletrico.
Tre dettagli di questo protocollo sono spesso omessi quando la cifra viene ripresa online. Primo, la via intraperitoneale non ha equivalente clinico: è una via di laboratorio, che non corrisponde né a un'iniezione sottocutanea né a una somministrazione orale. Secondo, la dose è espressa per chilogrammo di peso corporeo del topo, una specie con un tasso metabolico basale enormemente superiore a quello umano. Terzo, si trattava di animali geneticamente omogenei, in condizioni dietetiche standardizzate e con durate di trattamento definite dal protocollo sperimentale.
Studi successivi hanno esplorato intervalli diversi. Il lavoro di Reynolds e colleghi su Nature Communications nel 2021 (PMID 33473109) ha impiegato somministrazioni intraperitoneali ripetute nell'ordine di alcuni mg/kg per valutare gli effetti su massa muscolare e capacità fisica in topi anziani. Altri gruppi hanno studiato gli effetti sul segnale della miostatina e sull'atrofia muscolare, sempre in modelli murini e sempre per via iniettiva parenterale.
La tentazione, a questo punto, è di applicare la conversione allometrica tra specie, il metodo con cui la FDA stima una dose umana equivalente a partire da dati animali dividendo per un fattore legato alla superficie corporea (per il topo, un fattore vicino a 12). Esistono due ragioni serie per non farlo in questa sede. La prima è che la conversione allometrica è uno strumento per progettare uno studio clinico di fase 1, non per generare una dose d'uso: serve a stabilire una dose iniziale da testare con monitoraggio medico, non una dose efficace. La seconda è che il calcolo presuppone una via di somministrazione comparabile e una biodisponibilità nota, condizioni che nel caso del MOTS-c non sono soddisfatte.
In sintesi: la letteratura animale fornisce numeri reali e verificabili, ma questi numeri descrivono esperimenti, non protocolli. Sono dati di partenza per la ricerca, non istruzioni.
Esiste un dosaggio umano stabilito per il MOTS-c?
La risposta, senza sfumature, è no. Non esiste alcuna dose umana stabilita di MOTS-c nativo. Nessuno studio clinico di dose-ranging con la molecola a 16 amminoacidi è stato pubblicato su riviste peer-reviewed, nessuna agenzia regolatoria ha approvato il peptide per una qualsiasi indicazione, e non esiste un riassunto delle caratteristiche del prodotto a cui fare riferimento.
Questa assenza non è un dettaglio burocratico. Stabilire un dosaggio significa conoscere almeno cinque parametri: la biodisponibilità per la via di somministrazione scelta, l'emivita plasmatica, la relazione dose-risposta, la dose massima tollerata e il profilo di sicurezza a medio termine. Per il MOTS-c nessuno di questi cinque parametri è stato caratterizzato nell'uomo in modo pubblicato e riproducibile. Una cifra proposta in assenza di questi dati non è un dosaggio: è una congettura.
Ciò che la ricerca umana ha prodotto finora è di natura osservazionale. Sono stati misurati i livelli circolanti endogeni di MOTS-c in diverse popolazioni. Lo studio di Ramanjaneya e collaboratori (Frontiers in Endocrinology, 2019) ha riportato livelli ridotti di peptidi di derivazione mitocondriale in soggetti diabetici rispetto ai controlli. Il lavoro di D'Souza e colleghi (Aging, 2020) ha analizzato l'espressione muscolare del MOTS-c in uomini sani in relazione all'invecchiamento e alla composizione delle fibre. Sono studi importanti, ma misurano una molecola prodotta dall'organismo: non dicono nulla su quanto peptide esogeno andrebbe somministrato, né se somministrarlo sia utile o sicuro.
C'è poi una questione di via di somministrazione che viene raramente affrontata. Il MOTS-c è un peptide lineare di 16 amminoacidi senza modificazioni stabilizzanti: per via orale sarebbe esposto alla degradazione proteolitica gastrointestinale, e non esistono dati pubblicati che documentino un assorbimento sistemico significativo nell'uomo con formulazioni convenzionali. Non esiste quindi né una dose orale né una dose sottocutanea validata clinicamente.
Chi cerca un punto di riferimento quantitativo su peptidi diversi troverà utile il nostro schema comparativo dei dosaggi riportati in letteratura, che distingue esplicitamente per ogni molecola il livello di evidenza disponibile.
Che cosa ha mostrato lo studio di fase 1 su CB4211?
L'unico dato clinico realmente esistente su questa famiglia molecolare riguarda CB4211, un analogo del MOTS-c sviluppato da CohBar, Inc. e strutturalmente modificato rispetto alla sequenza nativa per migliorarne le proprietà farmacocinetiche. Questo punto merita di essere sottolineato: CB4211 non è MOTS-c. È una molecola derivata, e i risultati che la riguardano non sono trasferibili al peptide nativo venduto come prodotto da ricerca.
Il programma clinico consisteva in uno studio di fase 1a/1b condotto su soggetti con obesità e steatosi epatica non alcolica, con somministrazione sottocutanea. Nel 2021 l'azienda ha comunicato i risultati topline, cioè un riassunto aggregato dei dati principali diffuso tramite comunicato, non una pubblicazione scientifica completa sottoposta a revisione paritaria. I risultati riportati includevano segnali su parametri di peso corporeo e su marcatori epatici, senza che venisse resa disponibile la documentazione dettagliata di farmacocinetica, dose-risposta e tollerabilità che permetterebbe una valutazione indipendente.
Da questo esistono conseguenze precise per chi cerca informazioni sul dosaggio. Primo, le dosi impiegate in CB4211 sono quelle di una molecola diversa, ottimizzata in modo diverso, e non definiscono in alcun modo un intervallo per il MOTS-c. Secondo, i risultati topline di uno studio di fase 1 non stabiliscono efficacia: la fase 1 valuta prevalentemente sicurezza e tollerabilità su numeri ridotti di partecipanti. Terzo, il programma non è progredito verso una registrazione, il che riduce ulteriormente la possibilità di disporre di dati clinici consolidati.
In termini pratici: chiunque presenti una cifra come "la dose umana del MOTS-c derivata dagli studi clinici" sta commettendo un errore di attribuzione. Non esiste uno studio clinico pubblicato che abbia stabilito una dose per il MOTS-c nativo, per nessuna via di somministrazione.
Questa lacuna non è insolita nel campo dei peptidi da ricerca. Molte molecole discusse online hanno una letteratura preclinica ricca e un vuoto clinico quasi completo, una situazione che abbiamo analizzato anche nel confronto tra le molecole studiate in ambito metabolico e di composizione corporea.
Come viene ricostituito un flaconcino da 10 mg o 40 mg?
Il MOTS-c da ricerca viene fornito sotto forma di polvere liofilizzata in flaconcini sigillati, tipicamente da 10 mg o 40 mg. La liofilizzazione serve a garantire la stabilità del peptide durante trasporto e conservazione: allo stato secco e a temperatura controllata la molecola è nettamente più stabile che in soluzione.
La ricostituzione consiste nell'aggiungere un solvente sterile, generalmente acqua batteriostatica (acqua per preparazioni iniettabili contenente alcol benzilico allo 0,9%) oppure acqua sterile priva di conservanti. Il principio da comprendere è semplice ma spesso frainteso: la quantità di peptide nel flaconcino è fissa, la concentrazione finale dipende esclusivamente dal volume di solvente aggiunto. Aggiungere più solvente non aumenta né diminuisce la quantità di peptide; cambia solo quanti milligrammi sono contenuti in ciascuna unità di volume.
Ne deriva che un flaconcino da 40 mg e uno da 10 mg ricostituiti con lo stesso volume di solvente daranno soluzioni con concentrazioni che differiscono di un fattore quattro. È esattamente qui che si concentrano gli errori di calcolo più frequenti: la persona applica al flaconcino da 40 mg lo stesso ragionamento usato per quello da 10 mg e ottiene una concentrazione quattro volte superiore a quella che credeva di avere.
Per questa ragione non forniamo qui volumi, concentrazioni o corrispondenze in unità di siringa. Il calcolo va eseguito sul flaconcino specifico che si ha in mano, tenendo conto della quantità dichiarata sull'etichetta e del volume effettivamente aggiunto. Il nostro calcolatore di ricostituzione dedicato al MOTS-c esegue questa aritmetica in modo trasparente e mostra i passaggi intermedi, così che il risultato sia verificabile e non un numero da accettare passivamente.
La procedura fisica di ricostituzione, identica per la maggior parte dei peptidi liofilizzati, è descritta passo per passo nella nostra guida in cinque fasi alla ricostituzione dei peptidi. Ricordiamo che la manipolazione di materiale da ricerca in ambito domestico comporta rischi di contaminazione e di errore che un contesto di laboratorio o clinico è progettato per prevenire.
Come si convertono i milligrammi in microgrammi senza errori?
La conversione tra milligrammi (mg) e microgrammi (mcg o µg) è una semplice operazione decimale: 1 mg equivale a 1000 mcg. È un rapporto fisso del sistema metrico, indipendente dalla molecola, dal solvente e dal contesto. Riportiamo la tabella perché gli errori di fattore 1000 sono, nella pratica, tra i più comuni e tra i più gravi.
| Milligrammi (mg) | Microgrammi (mcg) |
|---|---|
| 0,05 mg | 50 mcg |
| 0,1 mg | 100 mcg |
| 0,25 mg | 250 mcg |
| 0,5 mg | 500 mcg |
| 1 mg | 1000 mcg |
| 2,5 mg | 2500 mcg |
| 5 mg | 5000 mcg |
| 10 mg | 10 000 mcg |
| 40 mg | 40 000 mcg |
Va sottolineato che questa tabella è puramente aritmetica. Non indica quantità da somministrare, non suggerisce intervalli e non ha alcun valore terapeutico. Converte unità di massa, esattamente come una tabella che converte chilometri in metri.
Un secondo punto di attenzione riguarda la notazione decimale. In italiano la virgola separa i decimali, mentre molte etichette e molti forum in lingua inglese usano il punto. Leggere "0.5 mg" interpretando il punto come separatore delle migliaia, o viceversa, produce errori di ordine di grandezza. Quando si legge una fonte straniera vale la pena verificare esplicitamente quale convenzione sia in uso.
Il terzo elemento, già menzionato, è che una massa non è una dose finché non viene associata a un volume. La sequenza logica corretta è: massa totale nel flaconcino, volume di solvente aggiunto, concentrazione risultante, e solo a quel punto il volume corrispondente a una data massa. Saltare un passaggio di questa catena è l'origine della maggior parte degli errori di calcolo segnalati.
Quali frequenze e tempistiche vengono riportate dagli utilizzatori?
Questa sezione descrive ciò che circola nelle comunità online a fini di trasparenza informativa. Nessuno degli schemi riportati qui è validato clinicamente, nessuno deriva da uno studio pubblicato e nessuno costituisce una raccomandazione. Li descriviamo perché il lettore li incontrerà comunque e ha diritto a conoscerne l'origine reale.
Gli schemi più frequentemente citati sui forum prevedono un totale settimanale compreso tra 5 e 10 mg frazionati su più somministrazioni, generalmente per via sottocutanea, spesso organizzati in cicli di alcune settimane seguiti da pause. Alcuni utilizzatori riferiscono di concentrare le somministrazioni nei giorni di allenamento, altri le distribuiscono uniformemente. Vengono discusse anche presunte finestre temporali ottimali rispetto all'esercizio o ai pasti.
L'origine di queste cifre merita un esame franco. Non provengono da uno studio di dose-ranging, non sono state derivate da misurazioni farmacocinetiche umane e non risultano da un processo di ottimizzazione controllata. Nella maggior parte dei casi si tratta di convenzioni che si sono autoconsolidate: una cifra proposta in un thread viene ripresa, citata in un secondo thread come se avesse una fonte, e progressivamente acquisisce un'apparenza di autorevolezza che non ha mai avuto. Il fenomeno è noto e ben documentato nella letteratura sulla disinformazione sanitaria online.
Il problema è aggravato da altri tre fattori. Le segnalazioni soggettive di efficacia sono non controllate e soggette a effetto placebo e bias di conferma. Gli utilizzatori combinano spesso più molecole contemporaneamente, il che rende impossibile attribuire un effetto. Infine, la qualità e la purezza reale dei prodotti da ricerca non sono verificabili senza analisi indipendenti, e un certificato di analisi fornito dal venditore non ha lo stesso valore di un controllo di terza parte.
Il quadro che ne risulta è che le cifre comunitarie non forniscono un'informazione affidabile né sull'efficacia né sulla sicurezza. Vanno lette come un fenomeno sociologico, non come un dato farmacologico.
Il MOTS-c è davvero un mimetico dell'esercizio fisico?
L'etichetta di mimetico dell'esercizio applicata al MOTS-c nasce da osservazioni scientifiche reali, ma viene regolarmente distorta in senso commerciale. Vale la pena separare i due piani.
Il dato scientifico è che il MOTS-c è un peptide indotto dall'esercizio. Lo studio di Reynolds e colleghi pubblicato su Nature Communications nel 2021 (PMID 33473109) ha documentato che i livelli di MOTS-c nel muscolo scheletrico e nel plasma aumentano in risposta all'attività fisica nell'uomo, e che nei modelli murini la somministrazione del peptide si associa a un miglioramento delle prestazioni fisiche e della omeostasi muscolare negli animali anziani. Il lavoro di Kim e colleghi (Cell Metabolism, 2018) aveva inoltre mostrato che il MOTS-c è capace di traslocare nel nucleo e di modulare l'espressione di geni nucleari in risposta allo stress metabolico, fornendo un meccanismo plausibile per una comunicazione mitocondrio-nucleo.
Il salto logico problematico è il seguente: dal fatto che l'esercizio aumenti il MOTS-c non discende che somministrare MOTS-c riproduca gli effetti dell'esercizio. L'attività fisica agisce simultaneamente su decine di vie di segnalazione, sul sistema cardiovascolare, sul tessuto osseo, sul sistema nervoso e sulla regolazione dell'appetito. Un singolo peptide, per quanto interessante come segnale, non ricapitola questa rete. Nella letteratura, il termine "mimetico dell'esercizio" è un'etichetta descrittiva di un campo di ricerca, non un'affermazione di equivalenza funzionale.
Esiste inoltre un aspetto sportivo che va segnalato. Le sostanze che modulano il metabolismo energetico e la funzione muscolare rientrano nell'ambito di interesse delle agenzie antidoping, e l'uso di peptidi non approvati in contesti di competizione può comportare conseguenze disciplinari significative. Chi pratica sport a livello agonistico dovrebbe verificare la posizione della propria federazione prima di considerare qualsiasi sostanza non registrata.
La conclusione ragionevole, allo stato attuale delle conoscenze, è che il MOTS-c sia un biomarcatore e un regolatore fisiologico di grande interesse per la ricerca sull'invecchiamento metabolico, e che la sua eventuale utilità come molecola somministrata resti una questione aperta.
Quali sono gli errori più comuni nella ricostituzione?
Indipendentemente dalla questione del dosaggio, gli errori di manipolazione sono una fonte concreta di rischio e rappresentano la maggior parte dei problemi segnalati. Elenchiamo i più ricorrenti.
- Confondere la massa del flaconcino con la concentrazione della soluzione. È l'errore più diffuso: due flaconcini con quantità diverse di peptide, ricostituiti con volumi identici, producono soluzioni completamente diverse.
- Iniettare il solvente direttamente sulla polvere con getto violento. I peptidi sono molecole fragili: l'agitazione meccanica intensa può denaturarli. Il solvente va fatto scorrere lentamente lungo la parete interna del flaconcino.
- Agitare vigorosamente per accelerare la dissoluzione. Il flaconcino va ruotato delicatamente tra le dita e lasciato riposare fino a completa dissoluzione, mai scosso.
- Usare un solvente inappropriato. Acqua del rubinetto, soluzioni non sterili o liquidi non destinati a uso iniettabile introducono un rischio di contaminazione microbica e di endotossine.
- Conservare la soluzione ricostituita a temperatura ambiente o esposta alla luce. Una volta in soluzione la stabilità del peptide si riduce drasticamente; la refrigerazione e la protezione dalla luce sono la norma nella pratica di laboratorio.
- Ricongelare e scongelare ripetutamente. I cicli di congelamento e scongelamento degradano progressivamente i peptidi.
- Non disinfettare il tappo di gomma prima di ogni prelievo, o riutilizzare aghi e siringhe.
- Fidarsi di un certificato di analisi non verificabile. Purezza dichiarata e purezza reale possono divergere, soprattutto in un mercato non regolamentato.
A questi si aggiunge un errore di metodo più sottile: calcolare una sola volta e non verificare mai. Un calcolo di concentrazione dovrebbe essere rifatto in modo indipendente, idealmente con uno strumento che mostri i passaggi intermedi, e confrontato con il risultato ottenuto a mano. Un errore di virgola non produce un effetto "leggermente diverso": produce un fattore dieci.
Va infine ricordato che nessuna procedura domestica, per quanto accurata, riproduce le condizioni di sterilità e i controlli di qualità di una preparazione farmaceutica. Questa è una limitazione strutturale, non un problema di attenzione individuale.
Quando è necessario rivolgersi a un medico?
La risposta più onesta è: prima, non dopo. Qualsiasi valutazione riguardante l'uso di una sostanza non approvata dovrebbe avvenire in un colloquio con un medico o un farmacista, che dispongono del contesto clinico individuale, della storia farmacologica e della capacità di valutare le interazioni.
Alcune situazioni richiedono particolare attenzione. Il MOTS-c è studiato nel contesto del metabolismo glucidico e della sensibilità insulinica: chi assume antidiabetici orali, insulina o agonisti del recettore GLP-1 si trova in una condizione in cui interferenze sulla regolazione glicemica non sono teoriche. Analogamente, la presenza di patologie epatiche o renali modifica il metabolismo e l'eliminazione di qualsiasi molecola somministrata. Gravidanza e allattamento rappresentano una controindicazione generale all'uso di sostanze prive di dati di sicurezza.
Esistono poi segnali che richiedono una valutazione medica senza attesa: reazioni locali estese, dolorose o in progressione nel sito di iniezione; febbre, brividi o malessere generale nelle ore successive a una somministrazione, che possono indicare una contaminazione; segni di reazione allergica sistemica come orticaria diffusa, gonfiore del volto o difficoltà respiratoria, che costituiscono un'emergenza; episodi di ipoglicemia con sudorazione, tremori, confusione o palpitazioni. In caso di sintomi respiratori o di sospetta anafilassi, il numero delle emergenze va contattato immediatamente.
Un punto pratico spesso trascurato: se decide di parlarne con un medico, porti con sé il flaconcino, l'etichetta e le informazioni sul produttore. Un clinico può valutare una situazione solo se conosce la sostanza coinvolta, e l'omissione per timore di giudizio compromette la qualità dell'assistenza.
Disclaimer medico: questo articolo ha finalità esclusivamente educative e informative. Non costituisce un consiglio medico, non sostituisce il parere di un professionista sanitario qualificato e non contiene raccomandazioni posologiche. Il MOTS-c non è approvato da FDA o EMA per l'uso umano e il suo status legale varia secondo la giurisdizione. Consulti sempre un medico o un farmacista prima di qualsiasi decisione riguardante la sua salute.
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Domande frequenti sul dosaggio del MOTS-c
Qual è il dosaggio corretto di MOTS-c per un adulto?
Che dose di MOTS-c è stata usata negli studi sui topi?
I dati dello studio CB4211 permettono di dedurre una dose di MOTS-c?
Esiste una forma orale di MOTS-c con un dosaggio validato?
Come si calcola la concentrazione di un flaconcino da 10 mg o 40 mg?
Quanti microgrammi ci sono in un milligrammo?
I protocolli da 5 a 10 mg a settimana visti sui forum sono affidabili?
Il MOTS-c può sostituire l'attività fisica?
Fonti scientifiche
- Lee C, Zeng J, Drew BG, et al. (2015). The mitochondrial-derived peptide MOTS-c promotes metabolic homeostasis and reduces obesity and insulin resistance. Cell Metabolism.
- Reynolds JC, Lai RW, Woodhead JST, et al. (2021). MOTS-c is an exercise-induced mitochondrial-encoded regulator of age-dependent physical decline and muscle homeostasis. Nature Communications.
- Kim KH, Son JM, Benayoun BA, Lee C. (2018). The mitochondrial-encoded peptide MOTS-c translocates to the nucleus to regulate nuclear gene expression in response to metabolic stress. Cell Metabolism.
- Lee C, Kim KH, Cohen P. (2016). MOTS-c: A novel mitochondrial-derived peptide regulating muscle and fat metabolism. Free Radical Biology and Medicine.
- Ramanjaneya M, Bettahi I, Jerobin J, et al. (2019). Mitochondrial-derived peptides are down regulated in diabetes subjects. Frontiers in Endocrinology.
- D'Souza RF, Woodhead JST, Hedges CP, et al. (2020). Increased expression of the mitochondrial derived peptide, MOTS-c, in skeletal muscle of healthy aging men is associated with myofiber composition. Aging (Albany NY).
- Merry TL, Chan A, Woodhead JST, et al. (2020). Mitochondrial-derived peptides in energy metabolism. American Journal of Physiology: Endocrinology and Metabolism.
- CohBar, Inc. (2021). CB4211 (analogo del MOTS-c): studio clinico di fase 1a/1b, risultati topline. ClinicalTrials.gov / comunicazione aziendale.